La Notte Magica

Una cascata di capelli rossi, nascosta appena da un velo chiaro, le incorniciava il viso pallido, una fiammata ondeggiante e indisciplinata. Per sottolineare il bianco innaturale della pelle aveva esagerato con il trucco nero, e persino gli occhi grigi sembravano più ricchi di venature scure che brillavano alla luce soffusa...


*Una cascata di capelli rossi, nascosta appena da un velo chiaro, le incorniciava il viso pallido, una fiammata ondeggiante e indisciplinata. Per sottolineare il bianco innaturale della pelle aveva esagerato con il trucco nero, e persino gli occhi grigi sembravano più ricchi di venature scure che brillavano alla luce soffusa.
Rosso e nero. Gli unici due colori che ravvivavano un po’ l’immagine. Il resto della figura che lo specchio rifletteva (esclusi gli stivali in pelle nera alti fino al ginocchio, intrecciati sul dietro con richiami punk e un tacco proibitivo) era un’overdose di merletto bianco.
Strizzò l’occhio alla sua immagine voltandole le spalle, si fermò a prendere un cappotto lungo –sempre color avorio- e imboccò la porta sorridendo.
Che giorno era? Halloween: “la notte magica” come recitava una scritta sui suoi slip viola, accompagnata da un simpatico fantasmino stilizzato.
Camminò sul marciapiede con fare sicuro sfruttando la luce dei lampioni; quella sera erano macchie illuminate dai contorni stranamente definiti e ridacchiò interiormente osservava una strada a pois. Era sempre di buon umore, ad Halloween. E non date retta a chi vi fa notare che lei è pressoché ogni giorno di buon umore, a prescindere da Halloween. Quella sera era più di buon umore del solito, ecco. Continuò ad incedere guardandosi intorno, pallida, maestosa ed altera. O comunque, sperava di sembrare tale mentre usava gran parte delle sue energie a non cadere da quei trampoli.
L’amore tra la ragazza e la festa di Halloween era nato molti anni prima e non era mai finito in pausa riflessione, nè la giovane aveva mai avuto ripensamenti nella sua adorazione affettuosa. Per una sera poteva essere chiunque; e non chi voleva inteso come la “persona che apprezza e a cui le piacerebbe assomigliare”. Poteva essere inquietante, spaventosa, provocante, bastarda, poteva vestirsi come voleva con una scusa per farlo. Halloween era la risposta a ogni domanda o ad ogni critica, e le piaceva approfittarne.
In qualche modo, la bellezza della notte magica ai suoi occhi si trasferiva anche sul carnevale, me c’era una differenza fondamentale che poneva le due feste su piani diversi. Il 31 Ottobre viene da una tradizione celtica. Devo aggiungere altro? Devo parlare del suo amore per l’Irlanda e la sua cultura, le sue tradizioni, le sue credenze?
In origine All Hallows Eve si chiamava Samhain ed era il capodanno gaelico, coincidente con la fine dell’estate. Nell’andamento circolare del tempo, Samhain era un’eccezione, non faceva parte della solita dimensione temporale, e la terra dei morti era più vicina. Si lasciava cibo ai defunti in segno di benvenuto –non si temevano gli spiriti!- e da lì nasce la tradizione di ‘dolcetto o scherzetto?’. Oltre ad essere chiunque era anche una morta tornata daTir na n'Og a cui bisognava dare la giusta dose di zuccheri; non male, eh?!
Assorta nei suoi pensieri era arrivata a destinazione; suonò il citofono d’ottone davanti al cancello imponente. È incredibile quanto possa essere forte l’influenza della mente. Si era trovata a compiere quel gesto, davanti lo stesso ingresso, anche alla stessa ora, innumerevoli volte. Eppure, solo oggi scorgeva il lato tenebrosamente affascinante del luogo, mentre il vento faceva frusciare le foglie dell’albero di fronte al cancello, creando un coro di presenze invisibili.
Varcò la soglia provocando un eco argentino ad ogni incontro dello stivale con il marmo lucido del pavimento. Giocò creando ritmi diversi mentre ballava fino all’ascensore, ridendo con le presenze immaginarie che si trascinava dietro. Si chiuse nella gabbia lucida che partì silenziosamente e ad occhi chiusi immaginò di volare, il velo bianco che sventolava come una bandiera, senza patria né ideali, alle sue spalle. Il movimento si arrestò improvvisamente riportandola alla realtà, e sbattendo le palpebre si trovò a guardare degli occhi verdi che la fissavano a sua volta. La grata dell’ultima porta dell’ascensore la divideva da un vampiro.
Aprì la porta con sicurezza e baciò il suo compagno della serata. Cosa doveva temere, infondo, una Sposa Cadavere da un non-morto? I suoi denti aguzzi non avrebbero cambiato nulla.*