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POSTATO DA: Stefano_Draems

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Role Aperta da Katrin_Hopkirk




POSTATO DA: Katrin_Hopkir

*Londra, le strade generalmente gremite da turisti, specialmente in quel periodo dell'anno, erano stranamente solitarie. Nuvole temporalesche popolavano il cielo rombando minacciose, grosse lacrime amare cadevano ritmiche dalle stesse emanando quel tipico odore riconducibile all'asfalto caldo bagnato. I lampioni rilasciavano un tenue e malaticcio bagliore che poco rischiarava il buio anomalo della giornata. Lampi, non proprio sporadici, illuminavano la piazza di Trafalgar Square come flash di una vecchia macchina fotografica lasciando sulle retine un'immagine in bianco e nero sorprendentemente nitida. Poco oltre i gradini della National Gallery, appoggiata a una delle immense colonne bianche dai capitelli corinzi, una figura incappucciata fissava attonita la pioggia. Il mantello cremisi incollato addosso dall'acqua e il cappuccio gocciolante ben calato sul capo.*

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* Gli occhi della corva seguivano il flusso ininterrotto di gocce che si sfracellavano sui gradini dell'imponente edificio per poi scivolare via in un'unica massa scrosciante. Quando era partita dal castello un paio di giorni prima aveva prestato particolare attenzione a tutto. Sapeva di non poter restare durante le vacanze estive, così come ogni anno si era organizzata: aveva recuperato tutti i risparmi accumulati durante l'anno e si era messa a cercare un alloggio. Quell'anno però aveva agito in modo diverso. Invece di una stanza in un appartamento con dei coinquilini aveva optato per un anonimo e isolato Bed and Breakfast, invece che cercare lavoro in uno dei bar o ristoranti più famosi e situati nelle zone più turistiche aveva preferito un baretto malfamato in una vietta sperduta, dal nome impronunciabile e dalla clientela abituale e maleodorante. La paga era misera, l'alloggio era tremendo, ma c'erano vari modi per arrivarci, ed era facile scorgere gente nuova in posti simili. Il viaggio da King Cross al B&B era stato il più agitato della sua vita. Era scesa dal treno fingendo indifferenza e spensieratezza, era salita su un taxi poi era scesa e aveva preso un autobus turistico per allontanarsi di soppiatto durante una pausa bagno e sgattaiolare via come una ladra, avanzando a tratti nell'ombra e a tratti mescolata ai turisti fino al suo rifugio. Tutto questo perchè era terrorizzata, spaventata da qualcosa di sconosciuto. Da quando quella storia aveva avuto inizio Katrin non era più riuscita a chiudere occhio, incubi orrendi la tormentavano tanto da convincerla a rinunciarvi completamente. Si sentiva costantemente osservata, perennemente in pericolo, sull'orlo di una crisi di nervi, ma il suo carattere la sua determinazione le impedivano di crollare, non avrebbe retto ancora allungo, non poteva restare nell'incertezza, ferma immobile ad aspettare che qualcosa la stravolgesse completamente doveva muoversi, ma non sapeva come.*

Devi scoprire cosa sta succedendo, a qualsiasi costo!

* Mormorò tra sé guardando il cielo plumbeo. Era rischioso, questo le diceva l'istinto, ma restando nascosta non avrebbe saputo nulla. Aveva deciso, se doveva esporsi completamente l'avrebbe fatto, se rischiare tutto avrebbe messo fine a quella situazione di stallo allora avrebbe corso ogni rischio, non le importava, non avrebbe permesso a chicchessia di avere il controllo su di lei e sulla sua vita, mai. Se avesse scoperto che il suo passato, che lei stessa, era una bugia allora avrebbe deciso come agire, ma non avrebbe permesso a nessuno di muovere i fili del suo destino. Si sfilò il cappuccio dalla testa e con passo deciso si immerse nella pioggia, se qualcuno la stava seguendo, cercando o spiando lei gli avrebbe fatto capire che era stufa di scappare, che era pronta. Le gocce di pioggia le caddero addosso e l'accarezzarono come delicate e raccapriccianti mani invisibili. La giovane rimase immobile al centro della piazza, testa alta e bacchetta impugnata e nascosta dentro l'ampia manica del mantello. Un brivido freddo le percorse la spina dorsale regalandole una sensazione per niente piacevole, ma ormai aveva deciso. rimase in attesa, cercando di mantenere il respiro regolare e la mente libera. Aspettava qualcosa, ma non sapeva cosa.*

Spoiler: @Alexander_Morgenstern,




POSTATO DA: Alexander_Morgenstern

[Ore 07:43, villa Morgenstern, camera di Alexander]


*Era ancora lì, in un mondo fatto d'una tenebra simile alla tela d'un arazzo il quale erano le sue azioni a tessere, una che era lui stesso ad alimentare, creare, espandere. Sì, si ritrovava in quel luogo di perdizione ancora una volta, incapace di venirne fuori, incapace di viverne, morirne e scomparirci. Non c'era sole, non c'era luna, non colore o sfumatura che non fosse quel soverchiante, sibilante e vivo nero: non illudetevi, giacché il nero era ben più d'un colore. Era il nome pronunciato da un bambino che cerca di quantificare, riassumere tutto ciò che è paura, male e dolore, era le grida, il lutto, la perdita, l'odio, l'inizio d'una fine illusoria che avrebbe sempre più ricordato il principio, il perpetuo ripetersi d'ogni sorta di male. Strisciava, strisciava ancora sul ventre, trovando nella diceria che i Rettilofoni avessero anime d'ofide una soverchiante, schiacciante verità. Avvertiva odore di terra, urla, lamenti, e in molti di essi riconobbe la propria voce, parole che sussurrava come il più velenoso dei rettili alle proprie vittime, ai maghi oscuri che mieteva senza batter ciglio.*

"La tua fine sarà per altri un nuovo inizio."

No...

*Quel vento esplose tutto attorno a sé ancora una volta, uno che non aveva alcun tipo di temperatura, odore, uno che non dava sensazione di sollievo. Era come essere costretti a strisciare sul ventre in un intero mondo ideato per essere il tuo personale inferno, uno che avevi cercato di scorgere per tanto tempo e che, Alexander era certo, avrebbe continuato a rimestare fino alla fine dei suoi giorni. Ma d'improvviso giunse una consapevolezza: non era solo, lì. Nel mentre le voci, la sua voce, continuava ad imperversare con forza fra quegli alberi, in quel buio che l'accerchiava.*

"Non sarò io a morire, ma il mago che si cela dietro questa divisa. Io sono immortale: Noctis è una vocazione."

*Noctis. Sarebbe dovuto essere quello il suo secondo nome, almeno secondo le volontà di sua madre, uno che aveva un significato estremamente profondo. Perché, dunque, non dare un nome al mostro che albergava in lui? L'assassino dei Mangiamorte, così, aveva trovato un nome.*

Alex...

*Fu quella voce a confermargli che no, non era affatto solo. Una voce che gli strappò un lieve rantolo a metà fra la sorpresa ed il dolore, uno che lo indusse a provare una posizione eretta, prima di crollare ancora una volta supino sulla fredda e dura terra. Solo allora la vide, proprio di fronte a sé, a poco più di un metro.*

Mamma...!

*Cassandra era lì. Ma... da quando? Com'era possibile? Morta il giorno della partenza di Alexander per Hogwarts, la strega dalla cui famiglia aveva ereditato la facoltà di parlare con i serpenti aveva lasciato al suo unico figlio il cimelio di quella famiglia d'appartenenza della quale gli aveva appena sussurrato un'unica volta il nome, uno oscuro quasi quanto quello stesso luogo. Fu in quel momento che si sentì invadere dalla vergogna, fu allora che quasi rischiò di lasciarsi andare al pianto: come doveva apparire agli occhi della strega l'uomo che era diventato suo figlio? Lo stesso che ogni notte indossava quelle nere vesti ed usava il nome che mai gli era stato affidato per mietere vittime, ergendosi con fierezza come il demone che si nutre di mostri. Ma doveva aiutarla, doveva toccarla, se possibile. Sì, lei era una donna arguta, risoluta nella sua dolcezza ed assieme avrebbero..*

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*Quell'urlo gli gelò il sangue, facendolo al contempo scattare in uno slancio per afferrare la donna che svanì in quelle stesse tenebre, quelle che per un breve, lunghissimo istante divennero silenti, immobili. Poi tutto si sfocò.*

MADRE!!

*Si ritrovò seduto a mezzobusto su una superficie assai più morbida, madido di sudore ed attorniato da una tenebra che, seppur fitta, era assai più flebile e "morta" rispetto a quella in cui s'era trovato poc'anzi. Fu il profumo di quelle lenzuola, la sensazione di calore che l'avvolgeva a farlo sospirare in modo tremulo, scalciando via le coperte con rabbia, passandosi una mano fra i capelli: aveva avuto un incubo, l'ennesimo da diversi mesi a quella parte. Ed era per questo che, durante le ore notturne, insonorizzava magicamente la propria camera: perché sì, s'era decisamente svegliato urlando. Ora aveva una coinquilina, Sylvia Turner, una strega che era stata sua amica fin dai tempi della scuola, una che era divenuta mamma da pochissimi mesi: doveva terrorizzare entrambe, dovendo poi tirar fuori qualche tipo di spiegazione? No, non ce n'era affatto bisogno. Guardò la sveglia digitale posata sul suo comodino: 07:43, aveva dormito appena due ore. Quella era stata un'altra nottata di violenza, di morte, ed era certo che a quell'ora qualche altro bizzarro titolo riempiva la prima pagina della Gazzetta.*

"Perché non controllare, allora?"

*Sì beh, quella era chiaramente la scusa migliore fosse riuscito a raccattare per uscire da quelle lenzuola, le stesse che tirò via dal letto che lasciò spoglio e più tardi avrebbe rivestito con altre pulite: per quella notte aveva finito di dormire e fu in quel momento che un rumore gli fece gelare il sangue. Era in boxer, immerso nel buio della propria camera, mentre nella sua testa avvertì quella che sarebbe dovuta essere la distorta, folle risata di sua madre, rapita dalle tenebre. Un suono agghiacciante, sinistro, qualcosa che assieme a quei sogni volevano forse essere un monito da parte d'un qualche tipo d'entità: era ancora in tempo per tornare indietro? Il suo cammino nelle tenebre, da qualche tempo a quella parte, era una caduta libera in esse. Agguantò della biancheria pulita e si recò silenziosamente in bagno, lì dove l'acqua gelida della doccia sembrò lavar via tutto: paure, ansie, dubbi e risentimenti. L'odio verso sé stesso. Rimase un bel po' sotto un forte getto d'acqua fredda, prima di ruotare la manopola verso il calore, quello che gli scivolava lungo la pelle senza mai davvero arrivare all'animo: lo sentiva lì, proprio lì, l'eterno gelo che s'instaurava ad ogni ulteriore uccisione, ad ogni nuovo minuto di studio sulle antiche arti magiche. La sua sete di conoscenza era supportata dal grande intelletto che aveva distinto il giovane Morgenstern fra tanti Corvonero della sua epoca, riscoprendo nella vastità degli insegnamenti ricevuti ad Hogwarts un mondo sommerso, uno in cui le Arti Oscure erano considerabili a metà fra un pozzo nero senza uscita ed una miniera di sapere, di potere ben più estesa di sette lunghi anni di preparazione magica consentita dal Ministero e contemplata dalla comune morale. Ma Alexander era solo, lui era una delle tante vittime della Magia Nera, la stessa che stava imparando a padroneggiare sempre più in mille e più modi: sì, le Maledizioni Senza Perdono erano realmente una bazzecola in confronto a ciò che stava scoprendo ed apprendendo ogni giorno di più: ma il potere, specie quello che stava ottenendo Alexander, aveva un prezzo.*

"La mia anima."

*Era a questo che pensava, uscendo dalla doccia per aprire la finestra lì accanto, passando una mano lungo lo specchio del bagno permeato dalla condensa, scorgendo in esso il suo riflesso: no, neanche sembrava più il giovane Corvonero che spesso s'illudeva di ritrovare in esso. Il suo corpo nerboruto, dalla muscolatura definita sembrava più in forma che mai, pallida illusione del "gran casino che aveva dentro", come una volta gli dissero. I capelli erano assai più lunghi di come li portava ad Hogwarts, più in disordine che mai, con una barba che provava a tenere un minimo in ordine. Ma i suoi occhi, erano quelli che in assoluto rischiavano di smascherarlo all'osservatore più attento: forse non c'era un reale modo per descrivere la cupa, fredda e distante luce che li animava. Accese così una sigaretta, un'asciugamani stretto attorno alla vita, l'odore del fumo che diveniva un vero e proprio tanfo permeante a causa dell'ambiente reso umido dall'umidità della doccia, qualcosa che per una volta non accolse con disgusto: ne aveva bisogno. Voleva sentire che sì, lui era lì, vivo e presente in un qualsiasi luogo non fosse quello che aveva veduto e vissuto in sogno, se così si poteva chiamarlo. Cominciò a pettinarsi, la sigaretta sospesa fra le labbra, la gemma nera dell'anello donatogli dalla madre che brillava pigramente, cupamente, nella flebile luce smorzata da quella delicata, effimera parvenza di fumosa nebbiolina che permeava il bagno. Si asciugò in fretta e furia, avvertendo che quell'odore acre non bastava più, che necessitava di evadere da una casa grande quanto un castello che d'improvviso avvertiva come il più piccolo degli scantinati. Indossò una semplice t-shirt nera sotto una larga maglia grigia, riponendo il suo catalizzatore in ebano e pelle di Basilisco nella tasca sinistra dei jeans, l'altra che accoglieva il pacchetto di sigarette ed il portafogli con denaro babbano, calzando delle semplici Converse nere e Smaterializzandosi verso Trafalgar Square.*

[Londra, Trafalgar Square, 13:11]


*Aveva passato l'intera mattina immerso fra la gente, trattenendo una risatina divertita quando un'immobile copia della Gazzetta del Profeta - riadattata per essere letta in presenza di babbani - gli passò accanto agli occhi: "La Noctis cala sui Mangiamorte", recitava il titolo. Beh, quel povero giornalista si sarebbe preso una bella strigliata per aver mandato in stampa un titolo come quello, uno che, per la prima volta da anni, non condannava in maniera del tutto aperta il noto serial killer del quale da pochissimi giorni si conosceva il nome. In un certo senso, per lo meno. Di certo più tardi avrebbe dovuto comprarne una copia, così da poter leggere quello che sarebbe di certo stato il primo, unico ed ultimo articolo che non lo condannasse su tutta la piazza. Ma fu allora che svicolò, avvertendo l'impulso di dover stare lontano dalla gente, come se qualcosa nella sua mente avesse preso le redini, dando una violenta strattonata. E fu lì, che la vide.*

[img:55507d058e]https://www.thewrap.com/wp-content/uploads/2015/02/lautner-tracers.jpg[/img:55507d058e]


*No, probabilmente era solo una di quelle situazioni in cui i babbani non vedevano un cavolo di niente. Si ritrovò ad avanzare verso quella figura e ad avvertire il catalizzatore di lei stretto fra le dita. Sì, era strano da dire, ma sentiva la formicolante presenza della magia permeare l'aria.*

Ciao, Katrin.

*Non ci fu un sorriso, nulla che non fosse la neutralità. Non la cortesia, non la mancanza di essa o l'ostilità: c'era qualcosa che non andava in lei ed un intero universo in rivolta in lui: Alexander stesso era la rivolta. Contro sé stesso, il mondo magico, i Mangiamorte, la vita che aveva scelto per sé stesso. E forse fu qualcosa a senso unico, ma avvertiva di non doverle dire nulla di circostanziale poiché lei sapeva, sentiva che il ventiquattrenne che aveva di fronte aveva qualcosa che in un certo senso, sotto una certa prospettiva, li accomunava: cielo, per lo meno era questo che aveva sempre pensato Alexander di lei. Fu solo in quel momento che si lasciò andare ad un lievissimo sorriso.*

Metti via la bacchetta, prima che a qualche Auror spunti il broncio.

Spoiler: @Katrin_Hopkirk,




POSTATO DA: Katrin_Hopkir

*Le poche persone si affrettavano intorno a lei, ombrelli variopinti, impermeabili colorati, sussurri contro il volere della natura. Nessuno le prestava realmente attenzione e lei sentiva la frustrazione e l'impazienza montarle dentro come un enorme lupo dagli artigli affilati. Sentiva l'impulso di abbandonarsi ad esso e permettere alla bestia di sbranare tutte quelle futili persone che nessuna colpa avevano se non trovarsi in quel luogo. le rendevano solo più difficile scorgere il pericolo incombente. I suoi sensi in allerta le si espandevano intorno come un'aura ma lei restava immobile, statuaria, ancora in attesa dell'ignoto. Qualcosa attirò la sua attenzione, un individuo avanzava sotto la pioggia, nessun colore, nessuna nota caratteristica solo il passo deciso, puntato verso la sua figura.*

Ci siamo...

*Pensò fremente la ragazza senza voltarsi, respirò non profondamente, un respiro breve, conciso, rapido come un punto esclamativo su una lettera smielata. Rinsaldò la presa sulla bacchetta, sentì il legno levigato contro il palmo. Il suo corpo era come la corda di un arco, teso ma non allo stremo, calcolato e pronto all'azione. Pochi istanti e forse avrebbe avuto risposte.*

Ciao, Katrin.

* La voce giunse bassa, priva di intonazione, ma fin troppo familiare. La corva rilasciò lentamente l'aria dai polmoni ma non abbandonò del tutto la posizione guardinga. Si voltò lentamente incontrando quegli occhi di tenebra che molte volte l'avevano tenuta a debita distanza. Che più di una volta le avevano intimato di non avvicinarsi troppo e che in diverse occasioni avevano eretto un muro impenetrabile che le aveva impedito di scorgere i segreti più indicibili. Il volto del ragazzo, seppur familiare, era mutato ancora una volta, la barba seppur apparentemente curata aveva dei ciuffi ribelli più lunghi e tendenti al riccio, i capelli erano più lunghi del dovuto e ricadevano in ciocche disordinate sulla fronte e la giovane notò i caratteristici segni della mancanza di sonno, segni che ormai scorgeva tutte le volte che si guardava allo specchio. La mente della corva corse a una delle prime conversazioni che lei e quel giovane avevano avuto: Si trovavano ai Tre Manici di Scopa lei aveva intuito che lui aveva dei segreti e aveva impudentemente provato a strapparglieli, più per curiosità che per altre ragioni, ma lui le aveva detto una frase che mai come in quel momento le parve azzeccata e sbagliata. Le aveva intimato di imbrigliare la sua curiosità o si sarebbe messa nei guai e lei gli era scoppiata a ridere in faccia come una ragazzina bisbetica. Il pensiero di quella conversazione le strappò un mezzo sorriso. Era passato molto tempo da allora, sentiva che entrambi erano cambiati enormemente e la cosa la rattristò un po'.*

Metti via la bacchetta, prima che a qualche Auror spunti il broncio

*Katrin inclinò la testa, dando una rapida ma approfondita occhiata intorno alla ricerca di qualche Auror, se lui aveva ragione aveva scelto il luogo sbagliato per fare da esca... Eppure lui era lì, comparso come uno spirito dal nulla. L'ombra del sospetto si insinuò lentamente risalendole lungo le caviglie e arrivandole fino al collo. Riportò la sua attenzione sull'ex concasato, cercando di togliersi dalla testa quel pensiero.*

Alexander...

*Salutò in modo distaccato ma cordiale, una parte di lei continuava a perlustrare la folla alla ricerca di qualche segno, qualche prova che qualcuno la stava osservando, ma ogni volto era una macchia sfocata e senza identità che sfilava indifferente dinnanzi alla ragazzina.*

Non posso fare magie fuori da Hogward ricordi?

*Ribatté poi abbassando la voce per evitare che qualche babbano sentisse, non le importava molto delle regole era solo un'espediente per poter continuare a tenere stretto il catalizzatore. Si sentiva osservata, era come un prurito costante, un formicolio incessante sulla nuca e lei per quanto ci provava non riusciva né a levarsi di dosso quella sensazione né a trovare la fonte. Non voleva avere sospetti sul bruno anche perchè il suo istinto le aveva sempre consigliato di fidarsi di lui, inoltre in quel momento il suo sesto senso le diceva che chiunque la stesse fissando era appostato in alto e non di fronte a lei, ma non sapeva come agire. Qualcosa si agitava nella sua testa come una spia rossa di un'allarme. Se volevano lei potevano usare le persone che conosceva per raggiungerla. Strinse gli occhi cercando una via di fuga.*

Ti va di bere qualcosa? Seguimi!

* Partì verso un grosso gruppo di turisti vocianti trascinandosi dietro il ragazzo, non aveva tempo o modo di spiegare ciò che non sapeva, forse era paranoica, forse si sbagliava ma era rimasta esposta troppo allungo e non era più sola. Usando gli ombrelli e il gruppo di persone accalcate si infilò in un vicoletto, svoltò a caso una volta a destra e due a sinistra e si imbucò nel primo locale che trovò. Una porticina in legno marcito fungeva da entrata e i sette tavolini all'interno, di cui solo due erano occupati da barboni e ubriachi, mostravano che non era un posto turistico. Si sedette a uno dei tavoli, lontano dalle finestre ingiallite e macchiate e rivolse il sorriso più angelico e innaturale che riuscì a fare al suo accompagnatore.*

Allora... Come stai?

*Domandò per stemperare la tensione e intavolare un discorso. *

Spoiler: @Alexander_Morgenstern,




POSTATO DA: Alexander_Morgenstern

Non posso fare magie fuori da Hogward ricordi?

*Una giustificazione eccellente, doveva concederglielo. Era a questo che pensava, inarcando un sopracciglio senza però abboccare ad una scusa che, all'orecchio d'un ex Corvonero assai poco incline ad avere a che fare con il brutto morbo che erano le regole, suonava assai debole. Insomma, tecnicamente era vero, lei non poteva fare nessuna magia fuori dalla scuola. La mente di Alexander fece il resto.*

Così come sono certo tu ricordi che, in caso di pericolo imminente, il Ministero permette persino ad un minorenne di castare un incanto o due.

*Non aggiunse altro. Non serviva, infondo: aveva avuto modo di conoscere altre volte il grande intuito di Katrin e sapeva che il suo messaggio era arrivato alla destinataria. Non erano affari suoi, e per natura Alexander era il tipo di persona che teneva il naso fuori dalle questioni altrui: come sopravvivere, diversamente, con una vita come la sua? Si umettò le labbra, la pioggia che veniva giù con sempre meno intensità, i babbani tutt'attorno a loro che sembravano persino non notarli. Ma quella sensazione, come un qualcosa puntato contro la nuca, sembrava non abbandonarlo mai: c'era qualcuno che li stava osservando? Erano lì per lui?*

"No, non per me."

*Per lei, allora? Okay, probabilmente era anche la stanchezza a dargli filo da torcere. Stava per caso diventando paranoico? Spostò il peso da un piede all'altro, adesso indeciso se porgerle una domanda della quale conosceva già il responso negativo in entrambi i casi, giacché era piuttosto sicuro che se era vero ciò che stava pensando e se la Corvonero fosse stata conscia di quel probabile pericolo, avrebbe comunque negato tutto. L'uomo di fronte a lei, infondo, era poco più che un estraneo, ed Alexander era di certo la persona meno idonea a demonizzare chi si ostinasse a mantenere uno o più segreti.*

Ti va di bere qualcosa? Seguimi!

"Bingo."

*Sì, c'era decisamente qualcosa che non andava in tutta quella storia e, l'urgenza di lei di sparire da quella strada, la raccontava assai lunga. E poi ehi, si parlava di bere qualcosa, e per nulla al mondo il ventiquattrenne avrebbe potuto rinunciare ad una bella bevuta, specie in seguito all'orrenda nottata. No, la sua parte "cavalleresca" stava subendo l'ennesimo smacco, poiché sapeva che se si stava decidendo a seguirla non era poi tanto per tenerla d'occhio, proteggerla, quanto più per curiosità e tornaconto personale. Però sì, c'era anche quella storia dell'essere protettivo e tutto il resto: non che dubitasse delle capacità della quindicenne, ma oltre ad essere assai più esperto nelle arti magiche, Alexander avrebbe potuto definire sé stesso - dopo tutti quegli anni di tenebra e morte - un vero esperto nei combattimenti in mischia.*

Okay. Qui non hanno il bourbon, ci scommetto lo stipendio.

*Una quindicenne che, come un treno, trainava un ventiquattrenne-locomotiva d'un metro e novantaquattro: era una scena tutta da ridere. Eppure, nonostante l'ammonimento del giovane, Katrin decise - che caratterino, signori, che caratterino - d'essere giunta nel posto giusto. Fu varcando la porta con una mezza smorfia che Alex constatò due cose: 1) il termine "bettola" doveva avere origini londinesi, e in seguito avrebbe saputo anche riferire via e numero civico. 2) Katrin c'aveva visto giusto, sulla sicurezza di quel posto. Unica porta frontale, quattro piccole finestre di cui due davvero luride. Si accomodò di fronte a lei con un sospiro, tirando un'occhiata alquanto scettica al banco dei liquori.*

Allora... Come stai?

*Lo sguardo che le scoccò fu... beh, stupefatto, inarcando un sopracciglio e lasciandosi andare ad una smorfia: un ragazzo molto espressivo, sul serio. Davvero, quella roba funzionava realmente con qualcuno?*

Risponderei "seduto", ma in realtà opterò per "confuso".

*Sì, a questo punto delle spiegazioni gli erano dovute: era stato letteralmente trascinato per mezzo quartiere, per non contare che di certo c'era qualcosa grosso quanto mezza Hogwarts in ballo. Fece così un cenno al barman, ordinando per sé un paio di dita di whisky - aveva ragione, il bourbon non c'era manco a pagarlo - in attesa che la giovane seduta di fronte a sé si decidesse a concedergli qualche delucidazione.*

Spoiler: @Katrin_Hopkirk,




POSTATO DA: Katrin_Hopkir

*Lo sguardo stupefatto di lui le strappò quasi una risata, che si scontrò con la tensione che le attanagliava i nervi facciali da un po' di tempo e le fece emettere un verso strozzato. Si ricompose subito anche se le successive parole del giovane la fecero sorridere realmente.*

Risponderei "seduto", ma opterò per "confuso".

*Era una battuta carina, la giovane glielo concedeva. Fissò i bicchieri dietro al bancone e scrollò la testa. Il tetano era una bazzecola in confronto a ciò che si sarebbero potuti prendere lì dentro. Ordinò qualsiasi cosa si trovasse dentro una bottiglietta o una lattina, sigillata e con data di scadenza. Le arrivò una lattina di tè freddo al limone. Il Whisky di Alexander giunse in fretta e la giovane si ritrovò a fissare il liquido ambrato, aveva preparato del Whisky incendiario quando faceva la barista nel mondo magico e aveva preparato degli amari per i babbani durante le estati e solo l'odore di quella bevanda la disgustava. Fece una smorfia, poi fissando la lattina che aveva davanti, pensò che doveva davvero delle spiegazioni, ma non sapeva se fidarsi, se fosse il caso, se sarebbe riuscita a spiegarsi. Fissò le iridi verdi in quelle scure del suo interlocutore e strinse le palpebre, cercando qualche indizio della sua inaffidabilità. Dopo alcuni istanti lasciò perdere con un sospiro.*

Posso fidarmi?

*Domandò con aria di sfida per non mostrare quanto la cosa la terrorizzasse. La sua mente si mise a correre come le ali del boccino d'oro. Così veloce che faceva fatica lei stessa a seguirla, ma il succo di tutto era che Alexander ormai era fuori da Hogward, distaccato ed estraneo a lei e a quelli che conosceva. Inoltre era scomparso per un sacco di tempo dopo la fine degli studi e quando aveva provato ad indagare oltre lui si era innervosito. Aveva dei segreti, proprio come lei. L'idea di barattare i suoi segreti per quelli di lui le sfiorò la mente ma poi decise che non era giusto, che non erano affari suoi. Non lo avrebbe ricattato anche perchè sentiva che se avesse agito così le cose avrebbero preso una brutta piega. Aveva bisogno di qualcuno che sapesse la verità, magari poteva aiutarla.*

E' iniziata dopo le vacanze di Natale, ero appena tornata in camera mia dopo la lezione di Erbologia.

*Cominciò a raccontare con un sospiro, per poi piantare gli occhi sul viso del ragazzo, per vedere le sue reazioni.*

[INIZIO FLASHBACK]


*Katrin lanciò la borsa sulla sedia e si sdraiò pesantemente sul letto, fissava il soffitto blu cobalto, quando perlustrando distrattamente la stanza vide una macchia rossa appoggiata sulla scrivania. Si alzò e si diresse verso di essa prendendo in mano la busta, era strano. Nessuno a parte concasati e amici le scriveva. Aprì la lettera ed estrasse la pergamena ripiegata all'interno, lesse attentamente le parole.*

[quote:95ea808838]Ti hanno trovata, non lasciare il castello è l'unico posto in cui sei al sicuro.
Avrei dovuto proteggerti e pensavo di esserci riuscito ma ho fallito.
Devi stare attenta. [/quote:95ea808838]

*Non era firmato e non spiegava altro, così la ragazza aveva accantonato la cosa prendendola per uno scherzo o per qualcuno che aveva sbagliato mittente. Aveva continuato i suoi studi tranquilla, senza ripensare a quello strano episodio finché una notte di aprile, un rumore non la scosse dai suoi pensieri. Distolse gli occhi dalla notte stellata e fissò l'interno della camera, un foglio di pergamena bruciacchiato volteggiò dinnanzi ai suoi occhi, lo afferrò al volo e fissò confusa il contenuto*

[quote:95ea808838]Sò dove ti trovi.[/quote:95ea808838]

*Nient'altro, la cosa l'aveva turbata un po', ma aveva provato a lasciar correre, poi però le pergamene si erano moltiplicate a dismisura. A volte il contenuto era lo stesso altre volte mutava dicendo che l'avrebbero presa, che era il suo destino, che non poteva fuggire. I suoi sogni mutarono in incubi e poi giunse la sensazione di essere osservata, ogni volta che lasciava il castello per recarsi al lavoro, per qualche gita organizzata, per la fine della scuola. Si era organizzata aveva pensato a come fare. Ma la paura era sempre presente.*

[FINE FLASHBACK]


[img:95ea808838]http://www.harryweb.net/modules/Galleria_Foto/plupload/uploads/1938/p1cb0aefdd1jbi12sa4td12eggmq4.gif[/img:95ea808838]

*Non sapeva se si era spiegata bene, era entrata in una specie di trans, non ricordava cosa aveva detto completamente assorta dal vortice dei suoi ricordi, in balia di quelle immagini che milioni di volte aveva ripercorso cercando indizi senza risultati.*

Non so cosa succede, ma so che qualcosa si aggira nell'ombra. Ho cercato il mio albero genealogico, ho trovato degli Hopkirk, mio padre non compare da nessuna parte. Non so il cognome di mia madre. Mio nonno materno, che mi ha tenuto con se dopo che mio padre mi ha lasciata, si faceva chiamare con il cognome di mio padre e fino ad ora la cosa non mi è sembrata sospetta, forse ero troppo piccola o semplicemente non mi importava. Nonostante io sia una purosangue non l'ho mai visto fare magie. Ho cercato di contattarlo, mandando gufi e lettere tramite posta babbana, il risultato è lo stesso, la casa in cui sono cresciuta non è intestata a nessuno ed è abbandonata da anni. Non ci sono più tornata da quando sono entrata a Hogwards. Temo di essere un'immensa bugia...

*Aggiunse pensierosa, il resoconto le risultava esaustivo, ma c'era ancora una cosa che le premeva dire, l'unica cosa di cui era certa in quel momento.*

Devo scoprire la verità a ogni costo, rischio di impazzire se vado avanti così!

*Dirlo a voce alta le fece uno strano effetto. Rinvigorente, era il termine più appropriato. Un peso inesorabile si alleggerì un po' lasciandole più libertà alla cassa toracica, un macigno così grosso a cui ormai si era abituata e a cui non faceva più molto caso. Fissò il ragazzo sorseggiando la sua bibita e aspettando che dicesse qualcosa.*

Spoiler: @Alexander_Morgenstern,




POSTATO DA: Alexander_Morgenstern

*Fu con un sorriso che accolse la spontanea reazione di Katrin, quel divertimento che era genuino, lo stesso che avrebbe permesso alla conversazione d'assumere un tono sicuramente più tranquillo: che lì stava accadendo qualcosa era fuori d'ogni dubbio e, più il tempo passava, più il ventiquattrenne aveva delle orribili "vibrazioni".*

Posso fidarmi?

*Beh, questa sì che era una bella domanda: chi avrebbe mai potuto rispondere "no"? Sì che ce n'erano a bizzeffe, di imbecilli a quel mondo - Alex ne era convinto forse più di chiunque altro - ma non era certo questo ciò di cui Katrin aveva bisogno.*

Hai la mia parola.

*Rispose semplicemente l'allevatore, prendendo un lungo sorso di liquore e preparandosi a quella che, era certo, si sarebbe rivelata una storia interessante, gli occhi puntati in quelli della quindicenne. "Interessante"? No, era avvincente, era misteriosa, era... pericolosa. E lo avvertiva, il proprio sguardo che si assottigliava sempre più mentre quasi sondava l'espressione concentrata della Corvonero che gli sedeva di fronte, quasi alla ricerca di ulteriori particolari, febbrilmente attratto da tutto ciò che era mistero, incognita, pericolo. Se era ad una sorta di malattia che stava andando incontro, una ricerca del brivido, del rischio, una causata dalla vita che teneva ogni notte al calare delle tenebre, Alexander avrebbe lasciato lo investisse come fosse stata l'espresso per Hogwarts.*

Non so cosa succede, ma so che qualcosa si aggira nell'ombra. Ho cercato il mio albero genealogico, ho trovato degli Hopkirk, mio padre non compare da nessuna parte. Non so il cognome di mia madre. Mio nonno materno, che mi ha tenuto con se dopo che mio padre mi ha lasciata, si faceva chiamare con il cognome di mio padre e fino ad ora la cosa non mi è sembrata sospetta, forse ero troppo piccola o semplicemente non mi importava. Nonostante io sia una purosangue non l'ho mai visto fare magie. Ho cercato di contattarlo, mandando gufi e lettere tramite posta babbana, il risultato è lo stesso, la casa in cui sono cresciuta non è intestata a nessuno ed è abbandonata da anni. Non ci sono più tornata da quando sono entrata a Hogwards. Temo di essere un'immensa bugia...

*Fu in quel momento che l'ex Corvonero vuotò il proprio drink, lasciando che il bicchiere scivolasse di qualche millimetro lungo la superficie lisca del tavolo, riportando gli occhi in quelli di Katrin: confusione. Cos'altro avrebbe potuto scorgere nei suoi occhi? Provò solo per qualche istante a mettersi nei panni di lei, dando modo solo alla sua parte razionale di emergere, la stessa che prese ad analizzare ogni particolare di quella storia, di quel pomeriggio. E sì mise meglio a sedere, umettandosi le labbra con la punta della lingua, prima di mormorare.*

Non ti aiuto, se ti addolcisco la pillola. Credo che sì, il tuo passato sia ricolmo di bugie: non per questo lo sei tu stessa, Katrin Hopkirk.

*Si passò una mano fra i capelli, i sensi tesi a captare un qualsiasi tipo di pericolo o minaccia nei paraggi.*

C'è ben più che mistero, nella tua storia: c'è pericolo, morte. Qualcuno non vuole tu scopra chi sei davvero e, stando a poco fa, credo sia disposto a tutto pur di impedirtelo. Ritengo tu non sia chi hai sempre creduto d'essere ma, se me lo permetterai, sarei felice di aiutarti. Ognuno di noi ha una storia, alle sue spalle: è tuo diritto di nascita conoscerla.

*Ultimò con un sorriso, allungando una mano a stringere brevemente quella di lei per poi rilasciarla, guardandola dritto negli occhi: gli avrebbe permesso di aiutarla? Se sì, avrebbe dovuto dar prova d'essere degno della sua fiducia: come? Rivelandole qualcosa di sé, uno degli ex studenti di Hogwarts dai più grandi punti interrogativi in assoluto. Ben poco si sapeva di quello che era stato Prefetto, Capitano della squadra di Quidditch, Insegnante ed ora Allevatore di draghi: sentiva di doverlo fare ma lei, lei gli avrebbe permesso di aiutarla?*

Se me lo permetterai, sarò con te. Fino alla fine.

Spoiler: @Katrin_Hopkirk,




POSTATO DA: Katrin_Hopkir

*Gli occhi scuri di lui avevano lasciato il suo viso solo di rado, la sua espressione si faceva sempre più seria man mano che il suo racconto prendeva forma, una strana determinazione e consapevolezza si annidava dietro le iridi color petrolio del ragazzo che le sedeva di fronte. L'attesa da quando lei smise di parlare a quando lui prese la parola fu lunga quanto l'ultimo sorso di whisky ancora presente nel suo bicchiere. Le sue labbra si arricciarono come se le parole fossero restie ad uscire e vi fossero rimaste appese.*

Non ti aiuto, se ti addolcisco la pillola. Credo che sì, il tuo passato sia ricolmo di bugie: non per questo lo sei tu stessa, Katrin Hopkirk.

*Quelle parole arrivano come una promessa ma la corva scosse leggermente la testa, aveva pensato anche a quello, anche il suo nome probabilmente non era reale, lei non era Katron Hopkirk ma senza ombra di dubbio era Kat, ma non lo disse, voleva prima sentire cos'altro aveva da dire, sentiva che il suo interlocutore non aveva finito di parlare.*

C'è ben più che mistero, nella tua storia: c'è pericolo, morte. Qualcuno non vuole tu scopra chi sei davvero e, stando a poco fa, credo sia disposto a tutto pur di impedirtelo. Ritengo tu non sia chi hai sempre creduto d'essere ma, se me lo permetterai, sarei felice di aiutarti. Ognuno di noi ha una storia, alle sue spalle: è tuo diritto di nascita conoscerla.

*Le sopracciglia della ragazza si corrucciarono confuse. Sentiva che il giovane aveva dei segreti, era una parte di lui che sempre l'aveva incuriosita ma che mai lui aveva esposto particolarmente, era l'attenzione che lui metteva in tutto ciò che diceva, come se soppesasse ogni singola parola prima di dirla, che l'aveva portata a insospettirsi. Nessuno è così attento, così cauto se non ha qualcosa di grosso nascosto nell'armadio, ma qualcosa le fece credere che lui fosse disposto a confidarsi con lei, a metterla al corrente di ciò che era lui. La testa della ragazza si inclinò involontariamente di lato mentre osservava l'espressione del giovane. Sembrava combattuto e un po' titubante ma quella nota di determinazione in fondo ai suoi occhi continuava a bruciare come una fiaccola nel buio. Sorrise mesta.*

Alexander Morghestern, che oscuro mistero sei tu?

*Si ritrovò a mormorare fissando quella fiaccola trasformarsi in un imponente ma taciturno incendio. Solo l'ultima frase di lui la riscosse da rimirare l'inferno che lui aveva dentro, un inferno estremamente affascinante, ma tremendamente profondo. Che si sposava e cozzava enormemente con ciò che era lei.*

Fino alla fine...

*Rispose pensierosa.*

Non suona bene, sembra una promessa di morte, ma se così deve essere, che sia!

*Continuò con tono basso, la promessa di lui sembrava eterea e solenne,era pronta ad accettare, affrontare quell'inferno da sola per mesi e senza riuscire a scoprire nulla era stato abbastanza snervante, quindi annuì, facendolo capire al bruno, ma c'erano due cose da risolvere prima.*

Due cose Morghestern, uno: Katrin Hopkirk non esiste, io sono Kat e basta, se non so chi sono non mi terrò il nome inventato da qualcuno che nemmeno conosco, sono io a decidere chi essere. Due: Se posso sapere, come può essermi utile un allevatore di draghi?

*Proferì con tono irriverente, sapeva di essere stata sfacciata, ma mentre lui parlava e mentre lei studiava le fiamme che lo divoravano da dentro, il suo ardore era tornato a splendere, si sentiva rinvigorita, forte e pronta a tutto e doveva sapere come lui avrebbe fatto ad aiutarla. Avere un alleato era un vantaggio, ma averne uno inutile l'avrebbe riportata punto e a capo. Si chiese quando fosse diventata così cinica e strategica, ma allontanò il pensiero e sorrise incoraggiante portando il mento ad appoggiarsi sulle mani incrociate*

Credo sia arrivato il tuo momento di raccontare una storia...

*Mormorò maliziosa e impaziente.*

Spoiler: @Alexander_Morgenstern,




POSTATO DA: Alexander_Morgenstern

Alexander Morghestern, che oscuro mistero sei tu?

*E si lasciò andare ad un piccolo sorriso, puntando gli occhi verso il barman ed indicandogli con un cenno che aveva bisogno d'un altro bourbon: la conversazione stava prendendo una piega assai complessa, molto diversa da come se l'era immaginata, e del liquore l'avrebbe di certo aiutato a sostenere quello sguardo indagatore. Sì, Katrin dimostrava ogni volta di più quanto potesse essere perspicace, quanto nonostante tutto riuscisse sempre e comunque ad arrivare a comprendere tutto ciò che le serviva: se stava per rivelarle quel che sarebbe dovuto essere un segreto da portare nella tomba, non era perché si fidasse di lei. E come avrebbe potuto, conoscendola così poco? Sarebbe stato da sempliciotti, ed Alexander nel corso della vita era divenuto tutto, fuorché un idiota. No, se le avrebbe detto di sé, parlando di Noctis, sarebbe stato unicamente per due motivi: primo, meglio lo sapesse dal diretto interessato piuttosto che c'arrivasse da sola e secondo, forse motivo più importante: avrebbe deciso come comportarsi con lei solo dopo aver visto la sua reazione. Non voleva farle del male, ma non avrebbe lasciato che quella quindicenne rivelasse il suo segreto al resto del mondo. Perché rischiare, dunque? Perché quella situazione che lei gli aveva descritto non gli piaceva neanche un po'. Com'era nato, il killer dei Mangiamorte, infondo? Era venuto alla luce da un ragazzo, uno al quale la magia oscura aveva tolto tutto in tenera età, uno il cui mondo era crollato su sé stesso a causa delle tenebre di cui ora si faceva veste, spazzando via qualsiasi Mangiamorte incontrasse sul suo cammino. Aveva giurato a sé stesso che avrebbe fatto di tutto per tenere le nuove generazioni di maghi e streghe lontani da quel buio quanto più gli fosse riuscito, a costo di farsi carico dei loro fardelli. Con Katrin non sarebbe stato diverso, anche se avrebbe dovuto pagare un prezzo che non era certo di potersi permettere.*

Non suona bene, sembra una promessa di morte, ma se così deve essere, che sia!

*Sorrise nel portare alle labbra quel drink appena giunto da dietro il bancone, scuotendo il capo ed abbassando per qualche momento lo sguardo. "Morte". Sì, era ben più d'una possibilità, quella che accettava ogni notte. Ma presto avrebbe capito anche lei. Oppure no? No, non voleva affatto farle del male, ma non le avrebbe permesso di rivelare ciò che stava per dire ad anima viva. Tutto dipendeva da come prendere quel po' che stava per dirle, la millesima parte d'un discorso che non si poteva enunciare in tranquillità nella Londra magica come in quella babbana, qualcosa di tanto "delicato" che non avrebbe potuto o dovuto lasciare l'intimità d'una abitazione, lì dove non ci sarebbero state orecchie indiscrete ad ascoltare.*

...se posso sapere, come può essermi utile un allevatore di draghi?

*Fu solo allora che rialzò lo sguardo in quello di lei, emergendo lentamente dai propri pensieri, ma con una semplice considerazione: al minimo segno di rischio per quella che era la sua missione, l'avrebbe Obliviata senza esitazione, con decisione, senza darle modo di capire cosa stesse accadendo. Conoscere il suo segreto era ben più d'una responsabilità: era un fardello, uno che probabilmente non avrebbe mai dovuto affidare ad una quindicenne.*

Comincio con il ricordarti che gli Allevatori sono maghi molto più che esperti in molti ambiti del mondo magico. Per non dire che siamo eccellenti duellanti.

*Lo disse in tutta tranquillità, celando a lei e al resto del mondo ciò che davvero provava dentro di sé: ultima possibilità per tirarsi indietro e poi sarebbe stato troppo tardi. Prese così un profondo respiro, trovando ancora gli occhi di lei, sollevando a metà quel bicchiere.*

Però hai ragione. Forse io non posso aiutarti.

*Fu in quel momento che, mentre prendeva l'ultimo sorso di liquore, enunciò mentalmente quella formula magica, la stessa che avrebbe portato a Katrin una sgradevole sensazione di freddo proveniente dalla tasca anteriore destra dei pantaloni, la stessa dalla quale sembrava uscire debolmente un vapore nero e denso che scompariva dopo pochi millimetri dal bordo della tasca. Era tutto ciò che poteva darle, al momento, l'unica prova che poteva fornirle di essere il mago, il mostro che di lì a poco avrebbe conosciuto, una volta che avrebbe estratto quella carta che veniva ritrovata sui corpi dei Mangiamorte che uccideva.*

[img:19ab03948b]https://i.imgur.com/42f9Du2.jpg[/img:19ab03948b]


Magari è l'aiuto di Noctis che cerchi.

*E lo disse guardandola dritta negli occhi, lasciando che i propri esprimessero tutto ciò che celava al mondo intero. E lasciò che ardessero così, liberi in quelli di lei: l'uomo più ricercato del mondo magico era seduto proprio di fronte a Katrin Hopkirk, una Corvonero di quindici anni che, con le sue successive parole, avrebbe deciso se volesse o meno far parte di quel mondo. Uno pieno di segreti da mantenere, omissioni da fare con amici, parenti, con chiunque si venisse in contatto. No, mai aveva ucciso chi non portasse un marchio nero tatuato sull'avambraccio, e mai lo avrebbe fatto: ma se per salvaguardare sé stesso e la causa alla quale s'era votato, l'avrebbe privata del ricordo stesso di quell'incontro senza batter ciglio.*

Dato il luogo, non mi è concesso dire nulla di più. Ora che hai conosciuto l'inconfessabile, dimmi: cos'hai intenzione di fare?

*Ecco cosa c'era dietro la maschera di cordialità e benevolenza dell'Allevatore di draghi: il mostro che andava a caccia di mostri. Era lì, seduto di fronte a lei, in attesa. Il resto, ciò che ne sarebbe seguito, era nelle mani della giovane strega.*

Spoiler: @Katrin_Hopkirk,




POSTATO DA: Katrin_Hopkir

*Quando Il barista riempì nuovamente il bicchiere di Alexander, Katrin sentì che qualcosa era cambiato. C'era una specie di carica elettrostatica che vagava attorno a loro, come se il mondo stesso stesse trattenendo il respiro e fremesse nell'attesa di scoprire cosa sarebbe successo. Le prime parole del bruno fecero sprofondare la ragazza nella sedia, non poteva aiutarla, non era in grado. Era una faccenda troppo grossa per un giovane uomo che aveva votato la sua vita all'allevamento dei draghi. Però qualcosa nel modo di fare di lui, la trattenne dall'interromperlo e dirgli di dimenticare quella storia. Il suo interlocutore sembrava tentennante, come quando fissi il mare dal bordo di una scogliera interdetto tra il buttarti e il restare asciutto e al sicuro sulla cima rocciosa. Qualcosa si mosse nel suo sguardo, aveva preso una decisione a quanto pareva, forse la castana era riuscita a trovare il modo di aprire vaso di Pandora che gli stava di fronte, forse era riuscita a creare uno spiraglio nello scrigno e aveva l'opportunità di guardare dentro. Si preparò a sentire ciò che il giovane si stava apprestando a confessare, quando una strana sensazione la distrasse. Una sensazione di gelo si propagò dalla tasca posteriore dei suoi jeans e la costrinse a riassestarsi sulla sedia. Recuperò ciò che era comparso, lo tenne nascosto sotto il bordo del tavolo, lo osservò con calma: una carta da gioco con disegnato un teschio e la scritta morte, corrucciò la fronte, le era familiare.*

Magari è l'aiuto di Noctis che cerchi

*Quelle parole la perforarono, non per il loro significato, ma perchè le permisero di capire. Quel simbolo era stampato su ogni giornale, babbano e magico. Compariva sugli schermi delle televisioni, tutta Londra era in fermento a causa del famigerato Serial Killer che lasciava quella stessa carta come unica firma. Uccideva senza pietà, molte le domande sulle sue motivazioni, i babbani supponevano fosse un sociopatico, il ministero che fosse un nuovo mago oscuro, alcuni visionari lo chiamavano giustiziere. Katrin non se ne era mai preoccupata, non le era mai importato, non rientrava nelle sue preoccupazioni e ora stava bevendo in un bar con lui.*

Dato il luogo, non mi è concesso dire nulla di più. Ora che hai conosciuto l'inconfessabile, dimmi: cos'hai intenzione di fare?

* Alzò lo sguardo riponendo la carta dove l'aveva trovata. Sapeva che anche se non lo dava a vedere, la Noctis, necessitava sapere quali fossero le sue intenzioni. Che se non avesse reagito come lui voleva avrebbe agito di conseguenza, quindi rimase in silenzio. Sapeva che avrebbe dovuto reagire in qualche modo, avrebbe dovuto inorridirsi, dopotutto era un assassino. Avrebbe dovuto essere spaventata, dopotutto era ricercato e mieteva vittime con la stessa facilità con cui beveva quell'orrendo whisky. Avrebbe dovuto provare qualcosa. Ma, più guardava il bruno ragazzo di fronte a lei, più si sentiva tranquilla, a suo agio. Era come se quella barriera di segreti che per anni l'aveva tenuta a debita distanza fosse crollata improvvisamente. Il lupo che sorvegliava il mondo attraverso i suoi occhi continuava a ringhiarle contro, ma questo non la preoccupava. Si concesse un breve sorriso, non aveva fretta di rispondergli, poteva aspettare. Si prese il tempo di studiare il viso che per tante notti restava nascosto nell'ombra, un viso che ormai le era familiare. L'assassino più in voga del momento era lo stesso ragazzo che le aveva impedito di toccare un bubotubero durante l'orienteering scolastico, lo stesso che aveva appeso al chiodo la sua carica di prefetto e aveva organizzato una festa durante il suo primo anno a Hogwarts dandole anche il permesso di bere alcolici, eppure lei non sentiva alcun cambiamento nel suo modo di vederlo. Alexander era sempre Alexander, nonostante ciò che le aveva appena detto.*

Noctis potrebbe essermi utile... Peccato che io non abbia idea di chi sia o di dove trovarlo.

*Commentò con voce distaccata e atona, lanciando però uno sguardo complice all'ex concasato.*

Ma se avessi l'opportunità di parlarci gli chiederei di sfruttare le sue capacità per far luce sul mio passato, non ho bisogno di protezione, ho bisogno di sapere.

*Continuò con maggiore intensità, non voleva essere salvata, voleva informazioni. Sapeva badare a sé stessa, lo aveva fatto per anni e la sua paura non era dovuta al fatto che era seguita, minacciata, controllata. Era legata al fatto che non sapeva cosa era vero e cosa era falso, che non sapeva se mai avrebbe fatto luce su quella storia e lei aveva bisogno, una vera e propria necessità, di scoprire la verità. Questo tentò di trasmettergli solo con lo sguardo, cercò di fargli comprendere quella necessità che la tormentava la notte togliendogli il sonno e che la distraeva di giorno facendola sembrare una lobotomizzata.*

In ogni caso, mi toccherà accontentarmi dell'aiuto di un allevatore di draghi esperto in duelli...

*Disse per alleggerire la tensione che ancora sfrigolava tra loro, finse disappunto e rammarico ma sapeva che quella nota di beffa che spesso vagava nei suoi occhi non sarebbe passata inosservata al ragazzo, anche perchè iniziava a intuire che il giovane iniziasse a capirla più di quanto lasciasse a intendere.*

Sono contenta di averti al mio fianco!

*Si sentì in dovere di aggiungere. Gli era davvero grata, per averla ascoltata, per essersi offerto di aiutarla e per averle confidato il suo oscuro e irripetibile segreto. Aveva molte domande, su come il suo presente fosse diventato così intricato, ma sapeva che non era né il luogo né il modo di scoprire certe cose. Rispettava la sua privacy e per quel giorno l'aveva invasa fin troppo. Fissò il ragazzo di fronte a sé.*

E adesso che succede?

*Domandò curiosa, ancorando le iridi verdi a quelle di lui. Si era aperto un mondo di possibilità e lei non vedeva l'ora di scoprirle e testarle.*

Spoiler: @Alexander_Morgenstern,