POSTATO DA:
Stefano_Draems[img:00]http://www.harryweb.net/themes/HW9/images/meteo/sereno.png[/img:00]
Role Aperta da Dorcas_Moore
POSTATO DA:
Dorcas_Moore*Erano i primi di gennaio, il freddo era sferzante e le stradine di Hogsmade serpeggiavano desolate tra le scarse abitazioni al limitare del paesino.
Un panorama tetro, anche per quegli occhi violetti a cui nessuno badava più.
Dorcas rivolse uno sguardo sovrappensiero verso il cielo rossastro, sorrise, osservando il sole rifiutarsi di cedere, teso all’orizzonte, come se un filo invisibile tentasse di tenerlo su. O forse era solo lei a vederlo così, lei che si sentiva costantemente attaccata ad un filo e che desiderava tanto cadere giù.
Si strinse le gambe al petto, su quella panchina al limitare del parco che la ospitava ormai da ore. Il vestito le incorniciava le gambe parzialmente scoperte e la pochette le ricadeva dalla spalla, posandosi delicatamente sull’asse della seduta.
Posò la testa sulle ginocchia, sospirando frustrata, e osservò la punta spigolosa dei tacchetti sbucare sotto la sua cascata di riccioli biondi. Si rese improvvisamente conto di quanto facesse effettivamente freddo, quando un brivido gelido le perforò la schiena, invitandola a sfregarsi le mani sugli avambracci nella speranza di riscaldarli. Forse avrebbe dovuto optare per qualcosa di meno estivo, come al suo solito.
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Si guardò intorno, stringendo le palpebre per mettere a fuoco ciò che la circondava. Hogsmade sembrava uno di quei vecchi libri dalle copertine sgualcite che nessuno tocca da anni, pronto a sgretolarsi al primo alito di vento. Sorrise e sospirò, borbottando tra se e se*
Si, ho scelto proprio il posto perfetto per essere infelice.
*E dire che non era venuta per restare, voleva passare in quel dannato cimitero, erano giorni che voleva tornarci, ma non ne aveva avuto il coraggio. Ultimamente non aveva la forza per fare nulla.
Fece per distogliere lo sguardo quando un miagolio indistinto attrasse la sua attenzione. Il tessuto intrecciato della pochette aveva preso a tremare lievemente mentre qualcosa grattava il laccio che la chiudeva.
Dorcas tirò leggermente un’estremità del laccio e lasciò che due piccole teste baffute cacciassero il naso fuori da quel piccolo involucro. Due paia di occhi bianchi le rivolsero uno sguardo cieco, protendendosi verso l’esterno per richiamare la sua attenzione.
La ragazza sorrise prendendoli in mano e accarezzandoli con delicatezza*
Che mi dite, il buio è più interessante?
@Miles_Halter,
POSTATO DA:
Miles_Halter*Un nuovo anno era iniziato e una vocina interna alla testa del giovane figlio di Salazar, continuava a suggerirgli che nemmeno quest'anno avrebbe avuto vita facile. Suo padre aveva già trovato il modo di farlo innervosire fuori da ogni possibilità. In quale modo? Beh, ecco lo aveva punito per le sue "
continue punizioni" in cui si era cacciato. Non erano poi così tante, due o forse tre al massimo e insignificanti dal punto di vista del ragazzo. Il signor Halter però non aveva voluto spiegazioni e quando mai? Amava decretare sentenze senze e dare ordini a destra a manca, poi se si trattava di Miles ogni scusa era buona per punirlo. Ecco dunque la nuova notizia dell'anno, sarebbe stato un barista nei due locali più famosi di Hogsmade. Lui un barista? Risuonava un poco alle sue orecchia come una amara barzelletta. Non ne aveva proprio voglia, lo considerava come un'altra inutile perdita di tempo, ma ogni tentativo di persuasione cadde nel vuoto. Era appena stato ai Tre manici di Scopa per discutere del suo "
contratto " con la proprietaria: due caratteri distinti, se aveva problemi a seguire le regole della scuola, figuriamoci in un luogo lavorativo, a stretto contatto con delle persone. Lui? Ah, non godeva fama di essere Mr. simpatia, non avrebbe avuto vita semplice li dentro. Raddrizzò le spalle prima di decidere di fare qualche passo nel parco della cittadina. Li forse sarebbe stato solo e avrebbe potuto schiarirsi le idee e digerire quella punizione che incombeva su di lui. La fredda temperatura lo circondava, lo abbracciava e cullava, riuscendo ad insinuarsi tra quelle vesti scure che aveva addosso. Poteva sentirlo ,il gelo. Era sempre con lui, era una parte di sè, quasi. Gli occhi chiari scivolarono lentamente lungo il sentiero che stava seguendo, la via principale del parco, a quell'ora quasi deserto. Una smorfia alterata aveva fatto capolino sul suo volto di porcellana.*
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"Te lo meriti Miles", "Impara a crescere Miles" , "Guarda tuo fratello, Miles." Ma che tu possa...
*Non aveva finito la frase, si morse la lingua per evitare di continuarla anche perchè un passante gli era appena scivolato a fianco, passando oltre. Un sospiro, qualche passo fuori dal "sentiero" e
sbam : con forza colpì con il pugno destro il tronco di un albero li presente, generando un rumore sordo. Non si era accorto della presenza di @Dorcas_Moore li vicino, su una panchina, la quale volendo avrebbe anche potuto notare la scena. Il viso si abbassò cupo e gli occhi si chiusero per qualche secondo. No, non l'avrebbe avuta vinta. Per quanto riguardava quella punizione centrava Clyde, suo fratello e lo sapeva ma non si sarebbe dimostrato inferiore a quel compito, anzi sarebbe stato migliore, anche se questo avrebbe dovuto significare sforzarsi di essere più "solare", se mai questo fosse possibile. *
Lo vedrai...
*Solo allora un lieve e quasi impercettibile movimento ne attirò l'attenzione, non era solo e se ne stava rendendo conto solo ora. Il capo si risollevò e gli occhi tornarono con la solita apatia e autocontrollo a fissare ciò che lo circondava, forse allora avrebbe potuto scorgere la corvonero li seduta in compagnia del felino. Fece rientrare la ragazza nel suo campo visivo, scoccando la lingua contro il palato, prima di iniziare ad avvicinarsi.*
POSTATO DA:
Dorcas_Moore*Dorcas sfiorava il pelo dei due gattini, accucciati sul palmo aperto della sua mano, mantenendo lo sguardo fisso nel vuoto. Non sapeva cosa pensare e quindi preferiva concentrarsi sull’erba umida di rugiada che ammantava il parco attorno a lei. Passarono davanti ai suoi occhi una coppia di maghi stretti in sudici mantelli, arricciò il naso senza badare a quanto fossero effettivamente di basso rango gli abitanti di Hogsmade. Non erano stati gli unici a lambire quella parte del parco e nessuno di loro l’aveva notata, non che lo sperasse, tutt’altro, la rassicurava, per una volta il suo nome non camminava due passi avanti a lei.
Stava ancora osservando il prato quando un colpo improvviso, seguito da uno scricchiolio, la fece sobbalzare. Si voltò di scatto verso la fonte del rumore mentre i due gattini scivolavano dalle sue ginocchia fino a finirle in grembo, rise nel vederli cercare di aggrapparsi alla cieca a ciò che li circondava. Li prese in mano e rivolse uno sguardo irritato al responsabile di quel piccolo teatrino improvvisato.
Era un ragazzo, a pochi passi da lei, che sembrava non averla notata, perso com’era nei suoi pensieri. Sembrava nervoso e, a giudicare dalla polvere alla base dell’albero di fronte a lui, doveva averne colpito il tronco.
Il suo viso si contrasse in un’espressione corrucciata quando il ragazzo si voltò verso di lei così da farle capire chi fosse. L’aveva notata*
alla buon’ora
*si ritrovò a pensare. Si avvicinò di qualche passo e lei non fece nulla per nascondere il proprio disappunto, piuttosto, esclamò, con una sottile nota di indigazione*
Halter!
*Adagiò i gattini nella pochette e accavallò le gambe, stringendo le braccia al petto irritata. Non era eccessivamente infastidita, ma doveva ammettere che un po’ la divertiva crogiolarsi nel disappunto, le rendeva più semplice l’interazione. Così rivolse la propria attenzione al ragazzo, quasi in cerca di una spiegazione*
@Miles_Halter,
POSTATO DA:
Miles_Halter*La mente del giovane figlio di Salazar era in subbuglio. Pensieri neri e tesi si ingarbugliavano empre di più nella sua mente. No, non era possibile che i suoi famigliari cercassero sempre di ostacolargli la via. Quanto avrebbe voluto avere un altra vita, quanto avrebbe voluto che tutto fosse e andasse diversamente ma alla fine, non si può cambiare ciò che si è e ciò che sia. Si rimane con la sola rassegnazione e con quella vana speranza che un giorno le cose miglioreranno. Il pugno era ancora serrato contro il tronco rugoso dell'albero contro il quale aveva riversato il suo risentimento. Le labbra si assottigliarono appena in una lieve smorfia. Una questione di qualche secondo e gli occhi ghiaccio inquadrarono la figura della corvonero: @Dorcas_Moore. Raddrizzò quindi le spalle prima di avvicinarsi con le mani riportate nelle tasche del cappotto scuro che aveva addosso. Come se nulla fosse successo. Fingendo per qualche secondo che lei non lo avesse visto. L'interlocutrice dal fare altezzoso e dai capelli dorati pronunciò il suo nome riconoscendolo. Le labbra disegnarono un sorriso sbilenco, uno dei suoi soliti sorrisetti, prima di agitare la mano in aria con fare leggermente divertito, salutando in un qualche modo: il suo.
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Dorcas! Qual buon vento ti porta da queste parti? Una scappatella romantica? Il desiderio di scappare dalla scuola o bere qualche cosa per compiangere la vita?
*Il tono di voce era abbastanza alto per farsi udire, per quanto non stesse gridando. Man mano che prese parola, il tono sarcastico ed irriverente appariva prepotentemente tra le righe. Non era chiaramente un fatto personale, anzi ormai era ababstanza chiaro a tutta la scuola che il ragazzo era fatto così o almeno era quello che voleva far credere. Non un commento riguardante il gesto di rabbia che aveva appena compiuto, fingendo che nulla fosse successo. Stava cercando di evitare il discorso o comunque di rimandarlo, dato che si attendeva una domanda più chiara da parte altrui, nel susseguirsi del dialogo. Non gli erano sfuggiti i felini che l'altra si era portata con sè, ora riposti nella pochette e lo sguardo freddo e altero ricadde proprio sulla borsa della ragazza.*
Sono tuoi? Come si chiamano?
*L'indice destro indicò la borsetta, quasi ad incitare l'altra a mostrarglieli. Un momento di esitazione prima di posizionarsi dinnanzi all'altra rimanendo in piedi per poi squadrarla meglio. Era vestita...
leggera . La liscia fronte si corrucciò per qualche istante disegnando tante ondine, prima di domandare senza farsi problemi.*
Non hai freddo? Devo essere rimasto indietro: non mi ero accorto fosse già estate...
*Frecciatina, un'altra.*
POSTATO DA:
Dorcas_Moore*Aveva perso se stessa, se ne era resa conto quella sera, ai primordi del nuovo anno, mentre se ne stava seduta su di una panchina in attesa di qualcosa che non sarebbe arrivato mai.
Aveva le braccia arrossate dal freddo e lo stomaco vuoto, gli occhi lucidi di lacrime che non avrebbe versato e non sapeva neanche cosa la portasse a farsi ancora del male così. Erano passati anni, ma lei continuava a tormentarsi, a non badare a se stessa, a perdersi in quel dannato incubo.
E arrivata a quel punto, non sapeva più che fare e finiva con il buttare la sua vita seduta su di una panchina. Tant’è che sentì quasi di dover essere grata a quel ragazzo per averla distolta dai suoi pensieri.
Dal canto suo, il serpeverde, non ci mise molto a riconoscerla, mentre si avvicinava con fare tranquillo alla panchina su cui era ancora accomodata. Sembrava comportarsi come se nulla fosse successo, quasi sperando che la corvonero non avesse notato nulla. Avrebbe potuto assecondarlo, ma non sarebbe stato altrettanto divertente.
Appena le fu di fronte, Dorcas non potè fare a meno di rivolgergli uno sguardo altezzoso, straordinariamente efficace malgrado si trovasse in una posizione di svantaggio. Era un’abitudine che non l’avrebbe abbandonata mai, quella fredda alterigia che la portava a soppesare chiunque si presentasse ai suoi occhi. L’angolo destro delle sue labbra si sollevò in una smorfia cordiale, mentre i suoi occhi si strinsero inavvertitamente per contrastare la leggera brezza invernale. Quando il ragazzo, dopo averle rivolto un divertito segno di saluto, finalmente e lei non potè fare a meno di rivolgergli un ghigno divertito prima di rispondere*
Oh credo che sceglierò la terza opzione, quale posto migliore per piangersi addosso se non questo delizioso parco.
*una sottile nota di ironia colorò il suo tono distratto, mentre con una mano si portava una ciocca di boccoli biondi dietro l’orecchio. Era stata sincera, a suo modo. Non che fosse un commento da prendere sul serio, ma non aveva mentito. Era andata lì per piangersi addosso e non aveva avuto il coraggio neanche per quello. Decise quindi di distogliere l’attenzione da sé per riportarla sul giovane serpeverde davanti a lei. Sollevò lievemente le sopracciglia prima di rivolgere una piccola provocazione al ragazzo*
Tu piuttosto, sei venuto a regolare i conti con la flora locale? Non oso immaginare quale grave offesa ti abbia arrecato quell’albero.
*Nel pronunciare le ultime parole si portò una mano al petto, con fare melodrammatico, per poi ridacchiare sommessamente. Non voleva infastidirlo, le sembrava solo che uscissero entrambi da una pessima giornata e prendere le cose con leggerezza le era sempre sembrato il modo migliore per dimenticarle o, se non altro, per metterle da parte. Era un esperta in questo, erano cinque anni che metteva se stessa da parte.
Era talmente presa dai suoi pensieri che quando il ragazzo le chiese dei due felini al suo fianco, quasi non lo sentì. Lo sguardo le cadde sulla pochette adagiata sulla panchina e prese, con delicatezza, i due gattini che si accomodarono sulle sue mani. Erano molto piccoli quindi riusciva a tenerli senza alcuna difficoltà mentre li sollevava verso il serpeverde.*
Loro sono Matisse e Cassiopeia.
*I due felini si ersero sui suoi palmi nell’udirsi nominare e puntarono lo sguardo vacuo in direzione del ragazzo. Dorcas rivolse loro un sorriso triste prima di continuare con tono tranquillo*
Non possono vederti quindi evita rumori bruschi
*La loro cecità l’aveva sempre affascinata, quegli occhi vacui che sapevano sempre dove fosse giusto guardare. Li faceva barcollare e vagare come se fossero ubriachi costretti a brancolare nel buio, così piccoli e fragili, eppure bastava che fossero insieme per non sentirsi mai in pericolo. Non erano ostili, né temevano gli ostacoli, erano semplicemente due spocchiosi gattini altezzosi con gli occhi bianchi e questo la faceva impazzire.
A distoglierla dai suoi pensieri fu, nuovamente, la voce del serpeverde. Nel sentirgli pronunciare la parola “freddo” un brivido le riscosse il corpo costringendola a sfregarsi nuovamente una mano sulle braccia per riscaldarle.
Non ci faceva caso, al freddo, alla fame, al sonno, non faceva caso a nulla. Non la toccavano minimamente e così spesso finiva con il non badarci. Non sapeva perché ma semplicemente non aveva importanza e così capitava che dimenticasse di dormire o di mangiare o semplicemente che era inverno. Ma questo non poteva dirlo, quindi si limitò a sollevare le spalle e a borbottare una mezza verità*
Non ci avevo fatto caso.
@Miles_Halter,
POSTATO DA:
Miles_Halter*Un parco in cui poca gente metteva piede, soprattutto a quell'ora. Un parco dove avrebbe voluto rimanere da solo, lontano da occhi famigliari o indiscreti, così da crogiolarsi dentro la sua ira ed invece questo suo bel piano era stato scombussolato perchè si, doveva ammeterlo: non aveva tenuto conto dell'eventualità di incontrare qualcuno di Hogwarts li. Gli occhi grigi si posarono quindi sulla figura dell'altezzosa interlocutrice. @Dorcas_Moore sedeva come se nulla fosse nel mezzo del parco, del tutto incurante delle basse temperature, tanto che osteggiava un vestito estivo o comunque primaverile. Non gli sfuggì l'occhiata altrui, occhiata che tra l'altro caratterizzava la ragazza ma erano dettagli, non lo infastidivano affatto, anzi. Recepì la sua risposta e per qualche secondo dubitì se fosse vera ironia o semplice sincerità, nascosta dietro quelle parole. Il viso si inclinò di poco verso la spalla destra, senza distogliere lo sguardo insistente dalla ragazza. Fece spallucce prima di risollevare l'angolo destro delle labbra in uno dei suoi soliti sorrisi.*
Oh, ho deciso di verificare se so tirare pugni migliori dei tuoi. Anche se... in realtà ringrazio la flora locale per aver dato modo di "sfogarmi". Vuoi sapere una cosa che sicuramente ti farà ridere ? Ho appena firmato il contratto come barista ai due locali qua... e non per scelta, ovviamente.
* Informò subito l'altro, se poi tale gesto fosse fatto effettivamente per darle modo di deriderlo e farla sentire meglio o se fosse solo un modo per condividere il suo disappunto non fu ben chiaro. Ambiguo come sempre Miles non diede ulteriori dettagli per poter affermare con certezza le sue attenzioni ma poco conta: l'aveva informata in parte di cosa lo stava turbando. La prima parte della frase fece riferimento alla mano bendata altrui che aveva visto tempo prima. L'attenzione poi tornò ai due mici che l'altra aveva estratto dalla borsetta. Tese le mani verso i due felini senza dire una parola. Aveva intuito la loro cecità. Il colore dei loro occhi gli ricordava molto uno sguardo cieco già visto e fin troppo famigliare. Se gli fu permesso di prenderli, li avrebbe sollevati vicino al viso facendo un'espressione "buffa" e spavalda verso la ragazza. *
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Siete delle adorabili palle di pelo, non è vero?
*Rivolse quella frase ai due mici con un bisbiglio tenue, udibile da Dorcas ma che non avrebbe dovuto fare preoccupare le due creature. Dovete sapere che il giovane serpeverde con gli aniamli mutava atteggiamento. Questa è una delle sue sfumature, forse quella più particolare che in pochi per ora hanno potuto vedere. Nel tono infatti non c'era stata ironia, ma pura sincerità. Prese quindi a sedersi vicino alla ragazza, continuando, se possibile a tenere in grembo i due cuccioli.*
Dove li hai trovati? Comunque... si dovresti coprirti un po' di più o ti prenderai una bronchite.
*L'indice destro picchiettò appena sul capo di uno dei due felini, prima di aprirsi il cappotto ed usare un lembo di esso per "inglobare" i due micini, coprendoli un po' di più da quelle basse temperature. Non appena aprì il cappotto potè percepire un freddo gelo premergli sul petto ed un brivido gli percorse la spina dorsale. Come l'altra potesse non avere freddo era un vero mistero. Lo sguardo ormai era solo per gli animaletti, Dorcas non rientrava più nel suo campo visivo.*
A te cosa turba?
*Niente giri di parole, semplice e schietta domanda. Inutile, l'altra poteva anche rifiutarsi di confidarsi e del resto perchè avrebbe dovuto fare altrimenti? Non si conoscevano abbastanza… ma Miles ne era sicuro: quello non era uno sguardo da persona
felice . Se la corva era giunta a quel parco vi doveva per forza essere un motivo, del resto ricordava ancora la mano bendata, quel giorno ai tre manici di scopa e ancora se ne chiedeva il motivo. Aveva compiuto il suo stesso gesto, ironia della sorte, forse.*
POSTATO DA:
Dorcas_Moore*L’atmosfera pomeridiana colorava il cielo di deliziosi colori pastello, gettando una luce aranciata sui volti provati dei due ragazzi che si fronteggiavano in quel parco desolato.
Il freddo era sferzante, il buio minacciava di calare, ma entrambi sembravano troppo presi da se stessi per poter badare al mondo che li circondava.
Doveva essere una cosa da purosangue, quell’assurda propensione a vivere quattro metri sopra il cielo, come se nulla potesse sfiorarli; che fossero gli sguardi indiscreti o le intemperie. Abitavano quel mondo ovattato di sensazioni opprimenti che non condividevano e sembravano perennemente vagare nel buio come fossero da sempre abituati a mascherare se stessi.
Era forse questo che li accomunava tutti, che li portava a cercare la reciproca compagnia e che gli conferiva quell’abilità innata di comprendersi senza il bisogno di parlare. Questo inusuale bisogno di vivere nell’ombra che conferiva loro quell’aurea di mistero e timore.
Questo era ciò che Dorcas pensava osservando il giovane serpeverde, il capo reclinato verso l’alto e gli occhi assottigliati al punto da costringerla ad arricciare le sopracciglia.
L’estremità destra delle labbra si tese verso l’alto, accennando un sorriso sincero, mentre il ragazzo si apprestava a rispondere alla sua precedente domanda.
Il sottile riferimento all’imprevisto della volta precedente la portò a sfiorare con i polpastrelli il punto in cui quel chiodo le aveva perforato le carni. Se si concentrava riusciva ancora a percepire quella sensazione di intenso bruciore propagarsi lungo il palmo aperto della mano sbiancata dal freddo. Era stata impulsiva, tanto quanto lui, doveva dargliene conto.
Eppure, a quanto sembrava, avevano agito entrambi nelle migliori intenzioni, dopotutto la rabbia è una brutta bestia. Dunque si limitò ad increspare le labbra in un sorriso beffardo e a sollevare le sopracciglia con superiorità, gonfiando il petto ed incrociando le braccia*
Oh, mio caro, mi dispiace deluderti ma ho un sinistro insuperabile
*ridacchiò sommessamente prima di concentrarsi nuovamente sul ragazzo. Anche lui, le era sembrato sincero, a modo loro lo erano stati entrambi. Dopotutto che ragione avevano di mentire, soli com’erano in mezzo al nulla. Neanche l’orgoglio li poteva raggiungere, e forse, per una volta, era meglio così.
Non potè fare a meno di rivolgere un sorriso stentato al ragazzo apprestandosi ad ascoltare ciò che aveva da dire. Forse per rallegrarla, per sfogarsi o per mero onor di cronaca il ragazzo l’aveva resa partecipe di una notizia che la colse di sorpresa.
Arricciò il sopracciglio destro con disappunto mentre con una mano afferrava la pochette alla sua destra, tirandone fuori con malagrazia un foglietto di pergamena arrotolata. Il sigillo in ceralacca penzolava sul lato destro come se fosse stato strappato via con violenza e la carta era segnata dalle tracce degli artigli scuri del suo pipistrello. Dorcas lo strinse tre le dita sottili e lo piazzò, furente, sotto lo sguardo del ragazzo tenendolo aperto, con l’indice e l’anulare, quanto bastava perché potesse leggere le quattro parole vergate con un brillante inchiostro rosso*
[quote:6edf14edc1]Inizi domani. –Theodore Moore[/quote:6edf14edc1]
*La rabbia trasudava dai movimenti febbrili con cui la ragazza maneggiava quel minuscolo bigliettino, privo di senso, all’apparenza, ma evidentemente significativo per la corvonero che lo osservava come se volesse bruciarlo. Con uno scatto improvviso, distolse lo sguardo dalla pergamena e lo rivolse al ragazzo*
Era allegato ad un contratto, mi hanno incastrata senza neanche darmi la possibilità di difendermi. Ma me la pagheranno, fosse l’ultima cosa che faccio.
*Da quel che suo padre le aveva accennato tempo addietro, era già venuta a conoscenza di quell’inusuale tradizione della famiglia Moore, ma allora era tutto diverso. Ora quell’uomo le rivolgeva a stento la parola, con che coraggio pretendeva di imporle il rispetto di un meccanismo familiare. Si sistemò una ciocca di capelli ribelle dietro l’orecchio sinistro e cercò di ricomporsi accavallando le gambe, per poi borbottare sdegnata*
Sono una purosangue, per merlino
*Poi come accorgendosi della presenza del ragazzo si rivolse direttamente a lui, addolcendo lo sguardo e ammorbidendo la rigida posizione che aveva assunto*
Tu invece? Come ti hanno incastrato?
*L’interesse del giovane serpeverde per Matisse e Cassiopeia contribuì a far migrare la conversazione verso un orizzonte più leggero. Dorcas non potè fare a meno di sorridere nell’osservare la dolcezza con cui il ragazzo si era rivolto alle creaturine, tenendole tra le mani con delicatezza e senza spaventarle. Gli fece posto accanto a se così da permettergli di sedersi e grattò con l’indice il muso di Matisse che si sentiva ormai a suo agio tra le mani del ragazzo. Anche Cassiopeia sembrava insolitamente affettuosa, di norma si sarebbe rifiutata persino di farsi sfiorare da uno sconosciuto. Dorcas la accarezzò e le sorrise, rivolgendosi al ragazzo senza distogliere lo sguardo dalla gattina*
Devi piacerle d’avvero tanto, non si lascia mai toccare dagli sconosciuti
*Alla domanda del ragazzo, non potè fare a meno di rabbuiarsi. Distolse lo sguardo dalla gattina e lo rivolse nuovamente al serpeverde tentennando*
Sono… ecco sono un esperimento fallito, li ha trovati m-mio fratello in una delle riserve di nostro padre in Nord America. Nessuno era riuscito a separarli, erano identici e…
*e Lysander aveva pensato che erano un po’ come loro e che li avrebbe portati sempre con se. Ma questo non ebbe il coraggio di dirlo. Non sapeva neanche lei cosa la turbasse, se dopo tutti quegli anni fosse possibile provare ancora quella lancinante sensazione di vuoto all’altezza del petto. O, magari, quella fitta non era altro che quel dannato anello che le divorava il petto ogni volta di più. Sapeva solo che non si era mai sentita tanto debole quanto in quel momento*
Non lo so. Ero qui per trovare il coraggio, sono passate quattro ore e sono ancora qui. Non ho la forza di entrare in un cimitero, cosà potrò mai fare nella vita.
*Aveva sorriso e parlato con il tono colorito di quella solita ironia, non le importava essere presa o meno sul serio, voleva solo sentirsi libera.*
Lei invece? Cosa la tormenta signor Halter?
Spoiler:
@Miles_Halter,