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POSTATO DA: Stefano_Draems

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Role Aperta da Eirwen_Quinn




POSTATO DA: Eirwen_Quinn

*La fredda aria invernale le bruciava nei polmoni, mentre a passo svelto divorava i metri che l’avrebbero condotta alla sua meta. Non c’era nessuna fretta, nessun bisogno di mantenere un passo serrato, se non quello di non cambiare idea, di non tirarsi indietro. Avrebbe voluto prendersela con calma, fermarsi in mezzo alla via affollata di persone e alzare lo sguardo verso la linea che separava i monti dal cielo; sapeva, senza bisogno di guardare, che se lo avesse fatto avrebbe visto le ultime tracce di arancione lasciare il posto al blu della sera. Riusciva quasi a vedersi, lì ferma, mentre maghi e streghe di ogni età la aggiravano, alcuni infastiditi da quell’ostacolo, altri invidiosi di quella ragazzina che si concedeva un po’ di tempo per ammirare la bellezza. Si conosceva però abbastanza bene da sapere che se l'avesse fatto sarebbe rimasta ferma in quella posizione per tanto, troppo, tempo e che alla fine le sarebbe passata la voglia di concludere la giornata nel modo stabilito.
Proprio per quel motivo, da quando aveva lasciato il Castello, aveva sempre mantenuto un passo sostenuto e lo sguardo basso. I lunghi capelli castani, lasciati come sempre sciolti sulla schiena, erano come un velo scuro che accompagnavano i movimenti del suo corpo. Sentiva la gonna sfiorare la parte superiore delle gambe ad ogni passo e il nodo della cravatta stretto attorno al collo. Quelle erano le uniche cose che si era permessa di percepire, concentrarsi sul suo corpo le avrebbe permesso di restare con i piedi ben saldi a terra, la mente non avrebbe viaggiato e lei non sarebbe tornata al Castello a mani vuote, deludendo profondamente sé stessa. Aveva un acquisto importante da fare e non avrebbe permesso a niente e nessuno di fermarla, nemmeno all’irritante vocina che parlava nella sua testa.
Quando il giorno prima, nello spogliatoio accanto al campo di Quidditch, un dubbio si era insinuato nella sua testa, non era più riuscita ad allontanarlo. Se tre anni prima, al suo primo giorno di scuola, qualcuno le avesse detto che a quattordici anni si sarebbe ritrovata Cacciatrice della squadra di Quidditch della propria Casa sicuramente sarebbe scoppiata a ridere. Eppure eccola lì, mentre con determinazione raggiungeva il negozio di scope del villaggio di Hogsmeade. Dopo quasi tre mesi a far parte della squadra le era balenata in testa l’idea che forse avere una scopa più adatta a lei, anziché una malandata della scuola, avrebbe aiutato a sentire un po’ meno l’ansia, o almeno a sentirsi più sicura una volta sospesa a mezz’aria.*

”Ti vanti sempre del tuo cervello e ti ci sono volute tutte queste settimane per capirlo. Sei un vero genio Quinn!”

*Non sapeva nemmeno perché si stesse rimproverando, certo era una che passava il suo tempo con il naso affondato nei libri e riusciva bene in quasi tutto ciò che riguardava la scuola, ma era anche vero che certe cose le studiava per puro amore della conoscenza senza approfondirle o farle davvero sue. Non c’era quindi da stupirsi se prima del giorno precedente non le fosse mai venuto in mente che avere una scopa personale le avrebbe permesso di creare una sorta di legame con essa, così come era avvenuto con la sua bacchetta. In fondo di quest’ultima le interessava davvero, non se ne separava mai ed era ciò che spesso le dava coraggio. Come in quel momento: mentre camminava la mano destra era stretta attorno al suo catalizzatore magico, un promemoria di chi fosse e di come non fosse più solo la ragazzina solitaria con troppe responsabilità sulle spalle.
In fondo però sapeva bene la causa di quel rimprovero, se solo si fosse applicata un po’ di più sull’importante compito che la sua Responsabile le aveva affidato, dandole una fiducia che in quel campo non credeva di meritare, anzichè subirlo solamente si sarebbe evitata di concludere una giornata a quel modo. Qualcuno avrebbe potuto chiederle cosa ci fosse di così brutto nel passare una mezz’ora in un negozio di scope e la risposta sarebbe stato “niente”, il problema sorgeva nel momento in cui la proprietaria del negozio era una compagna di scuola con cui aveva avuto delle tensioni in tempi piuttosto recenti. Se quel dubbio le fosse sorto settimane prima certamente non si sarebbe ritrovata a fare acquisti da un’amica, ma la tensione tra le due sarebbe stata minore.
I suoi passi rallentarono la loro corsa, era arrivata in Morgana Street dove il negozio sorgeva, se avesse sollevato lo sguardo avrebbe visto in lontananza il Tre Manici di Scopa, ma continuò ostinatamente a fissare la strada sotto i suoi piedi. Non sapeva nemmeno cosa la spingesse di più a darsi alla fuga, se l’incontro che l’aspettava o se la paura che anche acquistando un manico di scopa più adatto la sua propensione per il Quidditch non sarebbe migliorata. La verità era che le piaceva ritrovarsi con i suoi compagni ad allenarsi, amava la sensazione del vento che le sferzava il viso, in quegli istanti la sua concentrazione era tutta per i gesti che doveva compiere e l’unico peso che gravava sulle sue spalle era la responsabilità di rendere fieri i propri concasati. Non era una campionessa in quella disciplina, mai lo sarebbe stata, non faceva per lei e non aveva mai smesso completamente di essere una ragazzina impacciata, ma non era quello che contava. Quello che davvero le importava era dare il suo meglio, collaborare anzichè isolarsi e per il tempo di un allenamento o di una partita sentirsi solo un’adolescente come tanti altri.
Si aggrappò a quella consapevolezza, alla sensazione di benessere che aveva provato il giorno prima, quando volando sulla scopa si era sentita libera. Il respiro rallentò e si fece più profondo, una tecnica di rilassamento che aveva imparato tempo prima grazie al padre, un modo per restare concentrata sulle cose davvero importanti e lasciar andare tutto il resto. I minuti scorrevano e i suoi piedi si erano arrestati, stava dando il tempo al suo corpo e alla sua mente per riprendere il controllo; si trovava a pochi passi dalla sua meta e avrebbe varcato la soglia di vetro solo quando la maschera fosse tornata al suo posto, quando a spingerla a proseguire fosse rimasto solo l’entusiasmo per qualcosa che la faceva stare bene in quel momento.
Il freddo vento di novembre, lo stesso che da giorni teneva lontane le nuvole da quell’angolo delle highlands scozzesi, le scompigliò i lunghi capelli e, insieme ad un altro profondo respiro, sembrò portare via gli ultimi residui di incertezza. Nessuno avrebbe potuto notare il cambiamento avvenuto nella quattordicenne, ma lei ne era consapevole e questo bastava: la calma le aveva disteso le sopracciglia e rilassato i muscoli, la rinnovata sicurezza le aveva raddrizzato le spalle e sollevato il mento, infine sul suo viso gli angoli delle labbra si erano sollevati verso l’alto. Non era la Eirwen con il sorriso disponibile e accogliente sempre sulle labbra che era stata solo pochi mesi prima, ma ci si avvicinava più di quanto accadesse da tanto, troppo, tempo. Il sorriso era lo stesso, la differenza si poteva notare solo negli occhi meno radiosi di quanto fossero stati precedentemente, ma solo due persone avrebbero forse potuto notare quel dettaglio ed entrambe non erano lì in quel momento.
Con tranquillità percorse gli ultimi passi che la separavano dal negozio, più simile ad una boutique di alta moda che potevi trovare a Londra, che ad un negozio di un villaggio magico sperso in un punto imprecisato tra le montagne delle Highlands scozzesi. Sollevò il braccio sinistro e spinse la grande porta di vetro che le diede accesso ad una piccola reception, davanti a lei un ampio bancone accoglieva chi come lei era giunto lì alla ricerca di una scopa o di qualunque altro oggetto potesse servire insieme ad essa. Si guardò intorno incuriosita dal locale, non era certamente come se lo sarebbe immaginata, poi si schiarì la voce e cercò di far notare la propria presenza.*

Buonasera! È permesso?

*Sentì la propria voce farsi largo tra le pareti e gli arredamenti moderni, seguito subito dopo dal silenzio. Ferma in mezzo all’ingresso del negozio restò in attesa mentre, dando le spalle al bancone, osservava i passanti oltre il vetro. La maschera era tornata al proprio posto e si immerse nella piacevole sensazione di aver ripreso il controllo di se stessa, sapeva perchè lo stava facendo e sapeva che nell’esatto momento in cui si fosse trovata nuovamente sola sarebbe scivolata via, ma per quella sera era ciò che voleva, ciò di cui aveva bisogno.*

Spoiler: @Esperanza_Fuentes,




POSTATO DA: Esperanza_Fuentes

*Erano state settimane intense di gioie, tristezze, delusioni, amore.
Quell'anno ad Hogwarts le aveva regalato tanto, nuovi amici, nuovi amori e anche qualche battibecco indesiderato.
Era entrata in quella scuola da bambina timida ed era arrivata ad essere una ragazza sicura di sé, sfacciata e anche a volte molto irritante, non era più la dolce undicenne di una volta, molte cose erano cambiate, un lato di lei che non sapeva avere si stava risvegliando e lei lottava con tutte le sue forze per non farlo emergere. La paura di avere nel sangue la parte oscura della sua famiglia si faceva sentire giorno dopo giorno e la stava portando allo sfinimento. Da qualche tempo adottava atteggiamenti schivi e bruschi, forse causati dallo stress, o forse dalla confusione che albergava nella sua testa, ma più si guardava allo specchio più si rendeva conto che quella non era la persona che voleva essere, doveva reprimere la sua parte oscura, doveva brillare come una volta..
Purtroppo gli ultimi avvenimenti non gli è lo permettevano, aveva fatto delle brutte cose, aveva deluso parecchie persone, e tutto per il suo egoismo.. Tutto per amore..
Un'amore perso al quarto anno di scuola e ritrovato la notte di Halloween in un laboratorio di pozioni, lui, era l'unica scia di luce nella vita della pel di carota.
Purtroppo era da qualche giorno che non lo vedeva, il lavoro al pub, il suo negozio e il ripasso per gli esami le rubavano un sacco di tempo.
Quel pomeriggio si recò al Ride dopo aver finito il suo turno al pub, il Sindaco Hensen copriva i suoi turni durante le sue lezioni ma il pomeriggio doveva andare lei, e questo non le dispiaceva affatto, era una piacevole distrazione.
Era entrata il quel negozio di scope come tirocinante un paio di anni addietro, ed era finita con l'esserne proprietaria, aveva passato lì gran parti delle sue giornate, rimanendone affascinata giorno dopo giorno, aveva imparato tantissime cose e ne aveva fatto tesoro, e adesso eccola lì, dietro il grande bancone della reception a sistemare cumuli di documenti e scartoffie.
Riordinò tutti quei fogli volanti e si preparò per un'altra giornata di lavoro, a breve doveva terminare la manutenzione di alcune scope da quidditch della casa Corvonero, sarebbero andati a ritirarle in giornata quindi doveva sbrigarsi.
Si recò nel retro e cominciò con il pulirle, dopo le avrebbe lucidate e avrebbe inciso i nomi dei proprietari.
Non fece in tempo a terminarne una che udì la porta d'ingresso aprirsi e una voce femminile, conosceva quella voce, l'aveva sentita fin troppe volte.
Andò a constatare se le sue supposizioni fossero esatte e di fatto si rivelarono tali, Eirwen Quinn, dentro il suo negozio.
Tra le due negli ultimi tempi non scorreva buon sangue, non erano mai state amiche, solo compagne di scuola, niente di più e niente di meno.
Da quando lei scoprì Esp e Achilles alla torre dell'orologio in atteggiamenti intimi avevano avuto mille battibecchi, nulla di serio ovviamente, anche lei aveva avuto le sue buone ragioni per prendersela con il Serpeverde, ma quella sera aveva insultato anche lei e non era mai riuscita a capire il perché.
Lei dopo un paio di giorni si scusò con entrambi ed Esp fu subito disposta a metterci una pietra sopra, cercando anche di creare un approccio con la Grifa, ma lei non era mai stata propensa a nessun tipo di legame con lei.
Vederla lì, in piedi davanti a lei le portò un filo di tristezza che però non diede a vedete, avevano così tanto in comune eppure c'era dell'astio, un astio che sperava di sarebbe dissolto per lasciare spazio a qualcos'altro.*

[color=orange:af683cf893]Ciao Eirwen.. Come stai?
Posso aiutarti? [/color:af683cf893]

*Nonostante i loro trascorsi la Tassetta gli si rivolse con tono calmo, pacato e gentile.
Non c'è l'aveva con lei, non più, e non gli è lo avrebbe neppure fatto pesare, in fondo c'erano andate giù pesante tutte e due.
La ragazza portò una ciocca dei rossi capelli dietro l'orecchio, forse per nascondere quell'attimo di imbarazzo,
poi girò dal bancone e si avvicinò alla ragazza, con un cipiglio che lasciava trasparire molte delle sue insicurezze e sperava tanto lei non le notasse.*

Spoiler: @Eirwen_Quinn,




POSTATO DA: Eirwen_Quinn

*Sul volto pallido riflesso nella vetrina spiccavano gli occhi verdi e lei si perse ad osservarli, mentre per un attimo nella sua testa si formò una domanda: quando sarebbe tornato il bagliore d'una volta ad illuminarli? Quello, tuttavia, non era il momento giusto per indugiare in tali quesiti, strinse forte gli occhi e richiamò alla mente gli unici pensieri, le uniche emozioni, che sapeva l’avrebbero aiutata ad affrontare quella serata. Riaprì gli occhi e vide nuovamente il proprio riflesso nel vetro, quella volta però c’era qualcosa di diverso: era il sorriso aperto, caloroso e dolce ad attirare lo sguardo ed era proprio questo ciò che voleva.
Spostò lo sguardo oltre la propria immagine, tornando ad osservare i passanti sulla via, a focalizzarsi su altri volti. Maghi e streghe di ogni età si spostavano lungo la strada, alcuni a passo svelto forse desiderosi di concludere in fretta quella giornata, altri invece si concedevano una lenta e rilassata passeggiata, la loro giornata era già giunta al termine. Molti anni prima aveva preso l’abitudine di sedersi nella zona portuale della propria città natale e, senza preoccuparsi del tempo che scorreva, osservava il viso di chi incrociava il suo cammino; finivano quasi sempre così le sue camminate solitarie, almeno quelle pomeridiane. Lo aveva scoperto un giorno per caso, aveva scoperto che la affascinava osservare come alcuni dettagli potessero rivelare molto dello stato d’animo di una persona, aveva capito che quando la sua mente diventava troppo rumorosa concentrarsi su quel semplice compito poteva aiutarla a tornare con i piedi per terra, ma soprattutto aveva imparato a capire molto di una persona solo guardandola in faccia.
Quella sera tuttavia non ebbe il tempo per indugiare in quella bizzarra abitudine, il respiro, ancora regolare e profondo, si interruppe solo per un istante, quando una voce giunse alle sue orecchie. Ad onor del vero dovette ammettere a se stessa che una piccolissima parte di lei aveva sperato fino all’ultimo che fosse un’altra donna ad accoglierla, vana speranza di quella parte vigliacca che raramente si faceva sentire. Le era sembrato che fossero passati minuti da quando era entrata, aveva avuto la sensazione di indugiare con lo sguardo oltre il vetro per molto, ma era stata solo una percezione sbagliata del tempo, l’ennesimo scherzo di una mente leggermente sadica. Non aveva alcun dubbio, se si fosse trovata nel locale accanto, il famoso pub del villaggio, avrebbe avuto giusto il tempo di bere un succo di zucca prima che il suo orologio la avvertisse che era ora di rientrare, ma lì dove si trovava le cose non sarebbero andate ugualmente.
Voltò il corpo verso la compagna di scuola, che stava superando il bancone per avvicinarsi a lei. Gli occhi verdi indugiarono sul volto dell’altra, nel tentativo di capire cosa stesse provando e quel che vi lesse le fece provare una leggerissima fitta di senso di colpa. Non riusciva a capire se si trattasse di imbarazzo o di incertezza, ma il risultato non sarebbe cambiato: immagini di tre settimane prima attraversarono rapidamente la sua mente. Esattamente tre settimane prima, Eirwen aveva dato uno spettacolo di sé che ancora non era riuscita a perdonarsi completamente, non amava le sceneggiate, i comportamenti esagerati e quel giorno si era lasciata andare proprio ad essi. Dopo quell'episodio si era ovviamente scusata e tra le due non c’erano stati altri battibecchi, ma era stata educata ad essere gentile con tutti e quel venerdì quell’insegnamento era venuto meno. Non avrebbe comunque rivangato quel ricordo, aveva già detto quanto doveva dire e non aveva nulla da aggiungere, si augurava solo che anche l’altra non lo facesse.
La settimana precedente si era tuttavia ripromessa di gestire meglio quella situazione, questo ovviamente non equivaleva a smetterla di uscirsene con le sue frecciatine venate di ironia se l’occasione lo avesse richiesto, ma ad essere semplicemente Eirwen, quella educata e sempre gentile con tutti che suo padre le aveva insegnato ad essere, quella con addosso la maschera anonima e sempre sorridente. Perché avrebbe dovuto fare quello sforzo? Perché anche se una persona non le andava a genio, non voleva convivere con l’inevitabile rimorso di essere stata sgarbata con qualcuno, ma soprattutto non voleva far stare male nessuno e il suo comportamento non avrebbe fatto star male solo lei. Era sicura di poter trovare una via di mezzo tra le frecciatine ironiche e l’essere apertamente poco educata, un modo di porsi che le permettesse di non rinunciare alle prime ma di farlo senza maleducazione, in fondo era quello che aveva fatto negli ultimi due anni. Soprattutto però era intenzionata a riuscirci, non voleva mettere lui in una posizione scomoda; non si vedevano quasi per niente e non si parlavano dalla gita, ma non sarebbe stata di nuovo la causa del suo turbamento, non se poteva evitarlo.
Fu per questi motivi che quando si voltò a guardare l’altra un sorriso tendeva le sue labbra, addolcendo ulteriormente il suo volto; solo lei sapeva che si trattava più di un sorriso di circostanza, piuttosto che il reale segno di felicità.*

Buonasera Esperanza. Io sto bene, grazie. Tu invece?

*Per un istante aveva avuto l’istinto di aggiungere un “molto”, ma la frase sarebbe risultata forzatamente positiva e avrebbe creato una crepa nella sua maschera. Non aveva intenzione di far sapere all’altra cosa davvero si agitasse in profondità dentro di lei, ma in fondo, si rese conto, quel pericolo non c’era se nemmeno lei sapeva cosa le pesava nel petto.*

È la prima volta che metto piede qui dentro, sai? Non mi sono mai interessata troppo ai manici di scopa.

*Aggiunse poi per rompere il ghiaccio, con un accenno di autoironia nel tono di voce. L’altra le aveva già chiesto se potesse esserle utile e lei stava tergiversando un po’, le sarebbe costato molto ammettere che in un argomento non era davvero ferrata e aveva bisogno di un aiuto. Sciocco come comportamento, ma le sembrava quasi di mostrare un punto debole da colpire e non dipendeva dalla persona di fronte a lei, non interamente. La verità era che lo studio era l’unica cosa in cui si sentisse al cento per cento brava, l’unico ambito in cui non avesse dubbi delle proprie capacità e in cui non aveva paura di mettersi in mostra se necessario. Ammettere ad alta voce di aver tralasciato qualcosa la metteva a disagio e la faceva sentire come se anche quell’ambito non fosse più una certezza, ma in fondo non era niente di non rimediabile e accantonò quella preoccupazione.*

Comunque quello che mi chiedevo è questo: con le scope funziona come con le bacchette? È necessario trovare quella adatta per sentirsi davvero sicuri in volo? Insomma se uno è bravo presumo lo sia con qualunque scopa, ma può fare la differenza averne una personale?

*Si decise infine ad esporre le sue domande all’altra, lo aveva fatto con voce sicura, nessuna incertezza, quasi come se stesse semplicemente chiedendo conferma di qualcosa che già sapeva.*

Spoiler: @Esperanza_Fuentes,